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Formazione permanente, nuovo diritto di cittadinanza.
Intervento di Andrea Ranieri


Si è svolta lunedì 25 febbraio, la prima iniziativa pubblica dell’Area Sapere nazionale del Pd insieme al Coordinamento provinciale di Roma sulla formazione permanente.

Ne hanno discusso, assieme al sottoscritto, al ministro Fioroni e a Tiziano Treu, esponenti del mondo della scuola, del Terzo settore, della formazione professionale.
La sala era per partecipazione e qualità uno spaccato significativo del sistema integrato della formazione, in cui tutti – pubblico, privato, Terzo settore – sono chiamati a lavorare insieme, e insieme a dare il meglio di sé.

Non è per caso che la prima iniziativa nazionale dell’Area Sapere del PD in campagna elettorale sia stata dedicata alla formazione permanente. E’ il più evidente buco nero della situazione italiana rispetto agli obiettivi che l’Europa si è data, ed insieme quello che rende più evidente il legame che c’è tra il sapere e i temi dello sviluppo economico, di un nuovo welfare volto a promuovere le opportunità delle persone, la loro libertà, le loro possibilità di scegliere il proprio futuro.

L’Italia ha bisogno di aprire una nuova stagione in cui l’innovazione tecnologica del sistema produttivo diventi davvero la priorità della nostra politica economica. Per rendere più alto il contenuto di sapere delle nostre produzioni tradizionali, per superare i nostri ritardi sul terreno dei beni più innovativi, che sono quelli che crescono a livello mondiale più rapidamente di tutti gli altri. C’è bisogno, per questo, di rimuovere tutti gli ostacoli che nel nostro Paese rendono ancora difficili i rapporti tra il mondo della ricerca e le imprese. La misura che eleva, ai livelli più altri d’Europa l’incentivo fiscale a progetti comuni fra imprese, Università ed Enti di ricerca è forse il più importante degli atti di politica economica assunti dal precedente governo.

Ma l’innovazione, il trasferimento tecnologico, stanno soprattutto nelle persone, e crescono in quei contesti in cui le persone hanno le basi culturali, la preparazione tecnologica, l’apertura mentale per accogliere le innovazioni, per portarle avanti. La formazione permanente è quindi l’altra gamba necessaria per volgere al futuro il nostro sistema produttivo.

Così come è la formazione l’elemento che più palesemente è mancato all’interno del patto sociale sul welfare, costruito dal Governo con le parti sociali. Perché in una società della conoscenza, è l’intervento sulla crescita delle persone che trasforma in nuove opportunità il risarcimento necessario di fronte alle incertezze e ai rischi della lavorativa, che consente che il prolungamento necessario della vita attiva non sia vissuto come una condanna ma come l’apertura di un nuovo orizzonte di possibilità.

Ma la formazione permanente parla anche alla scuola. Non riusciremo mai, vista la composizione demografica del nostro Paese, a raggiungere l’obiettivo che l’Europa ci assegna per stare dignitosamente dentro l’economia e la società della conoscenza – il 60% dei diplomati fra la popolazione attiva – se non interveniamo anche sugli adulti proponendo loro percorsi che sappiano valorizzare al massimo le competenze possedute, organizzando un’offerta formativa più aperta e flessibile. Anche su questo si tratta di organizzare e sviluppare la nuova stagione aperta dal precedente governo.

Adulti più formati, più intellettualmente vivaci, più istruiti, sono anche una delle condizioni determinanti per il successo formativo delle nuove generazioni. Tutte le ricerche nazionali e internazionali ci mostrano la correlazione che esiste tra la dispersione scolastica e i bassi livelli di istruzione, la scarsa propensione allo studio e alla lettura, della popolazione adulta.

Se vogliamo davvero portare all’85% i giovani che si diplomano, e fare sì che nessuno esca dal percorso formativo senza un diploma o una qualifica, investire sulla formazione della popolazione adulta è altrettanto importante dell’intervento per fare una scuola più bella, più accogliente, più rigorosa per i nostri bambini e per i nostri ragazzi.

Per questo, accanto alla scuola, oltre alla formazione professionale, è decisivo il ruolo dell’associazionismo, del volontariato, delle biblioteche pubbliche, e soprattutto delle cento Università popolari che sono sorte nel nostro Paese e che stanno dando una risposta alta, libera, partecipata, alle mille curiosità che fortunatamente attraversano la nostra popolazione, e che ci danno un quadro dell’Italia, della cultura popolare del nostro Paese, ben più vivace e aperto della massificazione e della uniformità dei palinsesti televisivi.

“Ci si cresima per farla finita con la religione, ci si sposa per farla finita con l’amore, ci si laurea per farla finita con gli studi”. Questo è il quadro che dava dell’Italia un grande saggio ai primi del Novecento. Per l’ultimo punto, stando alle recenti ricerche sulla presenza di libri nelle case dei laureati, pare stiamo ancora così. E anche sugli altri due, se diamo credito alle analisi del Censis sul “ripiegamento”, sulla scarsa voglia di scommettere sul futuro, di gran parte degli italiani, non sembriamo molto distanti.

Ma è ora forse di chiedersi quanto quel ripiegamento non
dipenda dalla mancanza di un’offerta politica e culturale adeguata, di accorgersi che quando quest’offerta c’è, le persone rispondono in maniera inaspettata, spesso rivelando una curiosità, una propensione a investire sul futuro, che eccede le stesse opportunità che la politica mette loro a disposizione.

“E’ la politica – lo dice ogni giorno Walter Veltroni – che deve alzare la testa”.

Il governo, nelle ultime fasi della sua attività, ha presentato un disegno di legge in cui, ancora con qualche timidezza, si afferma la formazione permanente come nuovo diritto di cittadinanza. Il nostro programma sul sapere parte da qui. Come rendere esigibile e certo questo nuovo diritto, come fare di esso un punto di riferimento per gli incentivi e le detrazioni fiscali alle imprese e alle persone, come mettere in rete l’offerta formativa pubblica, privata, associativa necessarie per attuarlo, è uno dei compiti più rilevanti che stanno davanti a chi si propone di volgere al futuro la testa è il cuore di questo Paese.

E’ molto importante e significativo che il Partito Democratico abbia deciso di inserire la legge sulla formazione permanente come nuovo diritto di cittadinanza fra le azioni di governo prioritarie, le leggi da varare nel primo Consiglio dei ministri del nostro nuovo governo, per dare immediata attuazione al nostro progetto di cambiamento.