Dalle recenti vicende che hanno riguardato alcuni amministratori del Comune di Genova nonché esponenti del PD appare chiara e non più rinviabile la necessità di una presenza non rituale del Partito Democratico, al di là delle prese di posizione dei responsabili provinciale e regionale.
Questa necessità è tanto più avvertita quanto più ci si rende conto dello “sfilacciamento” del tessuto sociale a cui stiamo assistendo, della volgarità e dell’assenza di valori dimostrati dalle persone coinvolte, preoccupate solo di realizzare guadagni personali.
Del resto, questo non è che l’epilogo di un deficit culturale, la conclusione di una certa politica anche nazionale in cui alla fine quello che importa è il “mercato”.
A quali aberrazioni ciò può condurre appare chiaramente su tutti i giornali nella vicenda della Clinica S. Rita a Milano (ormai nota come “Clinica degli orrori”), dove persone che non possiamo chiamare medici, per denaro, erano disposte a sacrificare qualsiasi umanità e competenza.
Dobbiamo ricordarci quello che abbiamo detto solo pochi mesi fa sulla necessità della nascita di una forza nuova, di un partito nuovo che sappia dare risposte non più solo alla politica nazionale, ma, sul piano globale, alle necessità energetiche, ai problemi dell’ambiente, del terrorismo, dell’immigrazione e così via.
Tale partito deve essere capace di individuare idee, forza, valori, prospettive future e valorizzare la collegialità rispetto all’individualismo, il bene comune rispetto all’interesse personale, la politica come servizio e non come strumento per raggiungere i propri fini e soprattutto deve dare ascolto all’unico punto di riferimento territoriale che ha: i Circoli.
Vogliamo uscire al più presto da questa situazione di stallo, di sconforto, di attesa pericolosa e logorante, di indecisione deleteria?
E’ una domanda e una esortazione che facciamo ai nostri dirigenti nazionali e locali.
Se non reagiamo con tempestività le conseguenze saranno gravi e forse irrimediabili. Già adesso assistiamo a rivendicazioni distruttive, al nascere di correnti che, pur ritenute da qualcuno inevitabili in un partito (fatto discutibile vista l’esperienza negativa degli ex DS e ex Margherita), confliggono con la fase di costruzione e consolidamento del partito in cui l’unità e la voglia di fare una nuova politica sono più che mai fondamentali
Al popolo delle primarie di Prodi, del 14 ottobre, agli stessi 12milioni che ci hanno votato alle ultime elezioni, che cosa diciamo? Che speranza diamo?
E’ inutile e dannoso che ciascuno si faccia la sua associazione o la sua fondazione, come dicono i giornali di destra, per non affondare e ritagliarsi una nicchia replicante a livello locale: i soliti dalemiani, veltroniani, rutelliani, lettiani…Basta, non se ne può più!
Dobbiamo ancora pensare che con questi dirigenti non solo non vinceremo, ma neppure sappiamo reagire e gestire la sconfitta?
Una volta tanto riconosciamo a Berlusconi il merito di dare il ”meglio di sé” quando è dato per spacciato!
Se riteniamo che le nostre idee siano quelle giuste e che il PD ne sia la risposta politica (non come dice Follini (responsabile della comunicazione) ”Non vedo altra possibilità al momento”), allora diamoci da fare!
Partiamo dalle cose proposte e da quelle fatte: statuto nazionale e regionale, codice etico, manifesto dei valori, programma elettorale di Veltroni e dalle iniziative che stiamo assumendo come opposizione.
Se ci sono stati errori di democrazia e partecipazione (cooptazioni, liste bloccate, etc.), imposizioni di modelli (es. finanziamento) non condivisi da tutti, discutiamone una volta per tutte senza sollevare recriminazioni, mal di pancia o rancori.
Siamo all’inizio: tutto si può ancora rivedere e discutere, soprattutto se le scelte sono state dettate dalla ristrettezza dei tempi, almeno questa è stata la motivazione.
Riteniamo condivisibile l’analisi e l’esortazione di Antonio Padellaro sull’Unità di sabato 14/6 che indica come rivitalizzare il popolo del PD suggerendo anche di mettere al centro dell’azione politica la dignità del lavoro minacciata dal “vento di destra” a livello europeo e nazionale.
A livello locale prendiamo delle decisioni anche per quanto riguarda le primarie per le candidature europee, non aspettiamo le direttive da Roma.
I recenti fatti successi proprio a Genova e a Savona non consentono un rinvio.
Interrogarci se il PD in Liguria sia “quella cosa” emersa dalle recenti indagini, crediamo sia un dovere per tutti coloro che hanno partecipato e sofferto alla sua nascita.
Perseguito il dovuto chiarimento, si proceda con urgenza e determinazione a considerare i vari problemi che riguardano la Liguria: le città, la costa e l’entroterra, lo sviluppo economico, l’ ambiente, la sanità e il sociale, il lavoro, i trasporti, etc.
Il partito deve avere una sua autonoma linea politica, frutto di dialogo e confronto costante con le istituzioni che devono sentire nel partito la condivisione e il sostegno necessari.
Circolo PD Nervi Quinto S.Ilario

