



La deriva discriminatoria del governo
La Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo
e delle libertà fondamentali
Articolo 14 - Divieto di discriminazione
Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale o sociale, l'appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione.
La situazione attuale, non solo legata a fatti contingenti, è segnata per le persone da motivi di preoccupazione . Si tratta di elementi oggettivi che discendono da crescenti incertezze della situazione economica, da tensioni sociali innestate da una molteplicità di cause, da sensazioni crescenti di insicurezza che innestano una spirale di ansie, angosce e alla fine paure.
Le cause di questa situazione sono molteplici, hanno come denominatore comune l’impossibilità per molti di progettare in termini rassicuranti il proprio futuro immediato e lontano. Questa condizione è facile terreno di coltura di atteggiamenti di ostilità rivolti a soggetti indeterminati, che vengono presentati con connotati inquietanti.
E’ su questo sfondo che prendono corpo una serie di interventi che mirano a scaricare la tensione su soggetti specifici, indipendentemente dalle loro concrete responsabilità.
Le recenti misure proposte dal Governo in direzione degli stranieri in generale, dei clandestini ( veri o supposti) in maniera più specifica, e in modo più puntuale nei riguardi delle minoranze Rom e Sinti, mirano a creare fittiziamente immagini di responsabilità e a lucrare così consenso per tutte le iniziative del Governo nel suo complesso.
Una forza responsabile deve porsi il problema d’individuare quali sono le cause reali che ingenerano questo disagio generalizzato, distinguendo quelle che si riferiscono alle condizioni economiche reali e quindi devono trovare soluzione in provvedimenti che riguardino le risorse da mettere a disposizione dei cittadini, e quelle che invece sono essenzialmente prodotte da un clima culturale indotto da martellanti campagne mediatiche.
La soluzione dei problemi che interessano i cittadini richiede la progettazione di un percorso certamente non facile, ma che non può prescindere dal rispetto dei patti fondamentali di solidarietà e di salvaguardia dei diritti collettivi e personali, sul quale si fonda la convivenza nel nostro paese. E’ fuori di dubbio che le condizioni di ansia, e in qualche caso di angoscia, che segnano l’esistenza di molti cittadini hanno ragioni che possono e debbono essere accertate, ma è altrettanto vero che l’individuazione di capri espiatori designati da una lunga storia di incomprensioni, di vessazioni e di soprusi, non può essere condivisa da coloro che hanno assunto responsabilmente la rappresentanza politica di milioni di loro concittadini.
Il riconoscimento, prima di tutto, dei diritti umani e della dignità di ogni singola persona deve essere alla base di ogni battaglia democratica. A partire da queste premesse la questione delle norme repressive contenute nella nuova versione del pacchetto sicurezza proposta dal Governo appaiono politicamente e umanamente inaccettabili. L’identificazione e la schedatura di persone di ogni età -compresi quindi i bambini-, sulla base non della responsabilità di atti accertati ma sulla base esclusiva della loro appartenenza a una minoranza, rappresenta un attentato ai diritti di tutti e in quanto tale inaccettabile da tutti.
L’insistere sull’applicazione di etichette di presunta pericolosità sociale sulla base della semplice appartenenza ad un gruppo può spianare la strada alla presunzione di colpevolezza arbitraria che può facilmente investire qualsiasi gruppo considerato ostile da chi governa.
Nella tradizione della cultura politica alla quale apparteniamo i cittadini possono essere perseguiti solo sulla base di accertate responsabilità personali e quindi ogni persecuzione fondata solo su presunzioni di colpevolezza va respinta chiunque ne sia vittima. Sulla base di queste considerazioni, tali provvedimenti, che oggi sembrano interessare in particolare i così detti nomadi presenti nel nostro paese,. possono colpire un domani, anche prossimo, altri insiemi di presunti attentatori della sicurezza collettiva, quindi vanno fermamente respinti e anzi vanno proposte in ogni sede iniziative concrete che si oppongano al disegno che si va configurando e che sottende una cultura politica molto vicina al totalitarismo.
Queste iniziative devono interessare tutte le componenti del partito dai rappresentanti popolari democraticamente eletti, ai militanti, ai simpatizzanti e deve concretizzarsi anche con azioni di solidarietà nei confronti di chi in oggi subisce gli effetti di queste iniziative.
Rossella Ridella


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