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23 luglio 2008
Porto
"Oggi è quanto mai necessario creare una nuova rotta condivisa"

Luigi Merlo in Consiglio Comunale a Genova in occasione di una seduta monotematica sul porto


Situazione e prospettive del porto di Genova: con un’apposita seduta monotematica, fortemente richiesta, il Consiglio Comunale ha aperto una giornata di confronto e dibattito con il Presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo. Uno sforzo congiunto su un tema essenziale per Genova, perché il porto rappresenta il cuore e la storia della città e ogni decisione ha, da sempre, importanti ripercussioni su tutto il suo tessuto sociale.
Due gli ordini del giorno presentati e votati all’unanimità dal Consiglio, uno dei quali proposto dal consigliere Pd, Marcello Danovaro, per impegnare Sindaco e Giunta a farsi parte attiva presso Governo e Parlamento sulla revisione della legge 84/94 in modo da dotare le Autorità Portuali di un quadro normativo e di strumenti adeguati per poter competere a livello internazionale. Per richiedere un piano di investimenti che favorisca lo sviluppo e il superamento delle difficoltà in cui versa lo scalo genovese, indicando quest’ultimo come strategico e dunque priorità nazionale, garantendo allo stesso tempo la continuità del salario ai lavoratori, la sicurezza con interventi di prevenzione, ed evitando così possibili ripercussioni negative sulle opportunità di sviluppo del porto stesso.  (clicca qui per vedere il testo completo dell'Ordine del giorno Consiglio Comune Genova revisione legge 84/94). 
Una visione comune su porto e città, tra enti che insieme concorrono ad un nuovo modello di crescita basato sulla cooperazione.
luigi merlo pd.jpg“Questo di oggi è un momento importante - esordisce nella sua relazione introduttiva, Luigi Merlo - non formale e neanche tipico. Raramente abbiamo assistito a un confronto diretto, invece deve diventare un momento di contatto strutturale per la rilevazione dello sviluppo del porto e per la città. Il Comune ha un ruolo importante e lo dico senza paura di invasioni di campo, perché abbiamo la necessità di alleanze positive e collaborative tra i due enti, per dare risposte concrete alle esigenze di tutta la comunità”.
Il Pot, piano operativo triennale 2008-2011, approvato ad aprile, stabilisce le linee guida in materia di autorità portuale, una sorta di bilancio di mandato che il Presidente Merlo ha voluto impostare in maniera corposa e non per adempimento formale, al momento del suo insediamento.
“E’ un disegno strategico diviso in due parti salienti. La prima è una fotografia istituzionale politica, mentre la seconda riguarda gli aspetti tecnici di questo disegno. La situazione attuale non è ordinaria, di conseguenza, il Pot si inserisce in una delle fasi più difficili che questo porto abbia mai vissuto. Siamo di fronte a una crisi strutturale, emersa anche nelle inchieste della magistratura, in cui versa l’intero sistema portuale. Un sistema frantumato, con una gestione feudataria che utilizza il bene comune non per la crescita strategica di questo settore ma per conservare e parcellizzare lo status quo. Questo sistema va superato totalmente attraverso il lavoro congiunto degli enti, affrontando insieme l’emergenza e recuperando in chiave positiva crescita e sviluppo. Assistiamo a un paradosso: di fronte al processo di globalizzazione, il sistema portuale Genovese si è chiuso, con la legge 84/94 ha osteggiato il processo di passaggio dal Cap all’Autorità Portuale, con tentativi di sostituire la norma con le consuetudini, la conservazione rispetto all’apertura di mercato. Il mondo internazionale è rimasto a guardare Genova, ha tenuto le sue bandierine ma senza investire. Ora quello stesso sistema è pronto a guidare il processo di trasformazione ma a patto che il sistema in toto vada cambiato. Nessuno è sotto accusa, e tutti abbiamo una responsabilità. Ma oggi è quanto mai necessario creare una nuova rotta condivisa. La discussione in Consiglio Comunale serve proprio a questo, a ragionare insieme sul percorso da intraprendere. I segnali positivi di questi ultimi mesi e per questo ringrazio la Sindaco, ci sono e fanno ben sperare. Ma è una questione di scelte, che dobbiamo fare noi qui, ma che devono fare anche a Roma, a livello di Governo nazionale. Il Parlamento deve approvare provvedimenti importanti, con una riforma completa della legge 84/94 ormai inadeguata. Siamo fortemente in ritardo, è vero, ma possiamo recuperare, ridisegnando l’intero assetto portuale: partendo dalle concessioni, che invece di essere su scala nazionale sono frazionate territorialmente e ogni autorità portuale le gestisce con regole proprie, razionalizzando e ottimizzando l’utilizzo degli spazi, migliorando l’efficienza, con processi di informatizzazione, organizzazione doganale, riducendo il tempo di sosta delle merci, e investendo sulle infrastrutture interne al porto”.
Il tema del futuro, secondo Merlo, è racchiuso nel passaggio dallo stato di emergenza alla capacità di sviluppo: una sfida importantissima che si gioca sulla coopianificazione tra gli enti, il Comune, tramite Urban Lab, in primis.
“Dobbiamo introdurre gli elementi necessari per far crescere il porto senza invadere territorio e ambiente. Il tentativo che stiamo portando avanti con Urban Lab è proprio la costruzione di una progettualità condivisa con un alto grado di innovazione e con l’utilizzo della tecnologia. L’alleanza con i territori è molto importante, e in vista del 2015, quella con Milano è quanto mai opportuna. E senza cadere nell’immobilismo: i tempi non sono infiniti. In questa direzione va il tavolo congiunto con Urban Lab per rendere l’affresco di Piano non più un semplice contributo di discussione, una suggestiva visione, ma una risposta concreta. Entro due anni sarà operativa la convenzione con Alessandria per gestire l’area del retroporto: sono ottimista, e mi auguro che venga presa in considerazione l’ipotesi della gestione mista con risorse pubbliche (Regione Piemonte ) e risorse private (Ferrovie, proprietarie dell’area). Entro il 2020 dobbiamo aver realizzato i progetti di crescita basati su efficentamento dei servizi, innovazione e apertura del mercato. Per Genova potrebbe essere un’occasione importante, perché, qui più che altrove, abbiamo la possibilità di sperimentare nuove forme gestionali, nuovi progetti e volontà di rischiare, è l’unica città italiana con un bacino internazionale così appetibile, ma la legislazione nazionale in materia di finanziamento dei porti deve cambiare. Siamo l’unico paese in Europa a gestirla in maniera indiretta, causando incapacità di investimento, mancanza di competitività globale e blocco definitivo del sistema portuale. Quello che serve non è infatti un aiuto, un surrogato dell’ emergenza, ma un processo preciso che identifichi nella portualità italiana, e Genova come caso specifico, un elemento importante di sviluppo".
La chiusura del suo intervento è dedicata al tema del lavoro:
“Io nutro da sempre attenzione e rispetto per i lavoratori, è una questone che mi sta molto a cuore e sentirmi definire affamatore dei lavoratori mi ha fatto soffrire: va contro i miei principi e la mia storia personale. E’ necessario un confronto sereno, i cui tempi non saranno certo brevi, ma il sistema, ripeto, va cambiato. Per 14 anni la legge non è stata applicata, oggi dobbiamo chiederci se sia giusto iniziare o accelerare invece quel processo di riforma in grado di salvaguardare l’autogoverno  e allo stesso tempo l’innovazione. Sarebbe dunque irrispettoso un benefit per i lavoratori della CULMV. La risposta deve venire dalla politica e dal dialogo con le parti sociali, con un lavoro faticoso ma positivo”.