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23 luglio 2008
Porto
Realtà e prospettive del porto di Genova: seduta monotematica in Consiglio Comunale

Gli interventi di Simone Farello, Gianni Vassallo e Marcello Danovaro


Al termine della relazione introduttiva del Presidente Merlo in occasione della seduta monotematica del Consiglio Comunale dedicata al porto, i Consiglieri hanno aperto il dibattito con i loro interventi.
simone farello.jpg“Con questo confronto politico non formale, abbiamo toccato temi importanti - dichiara Simone Farello, Capogruppo Pd - ripercorrendo insieme la storia del porto e delle sue fasi di trasformazione. Sull’ultima, la fase Novi, caratterizzata da una forte conflittualità tra l’Autorità Portuale e operatori, vorrei soffermare l’attenzione perché quella stessa conflittualità è oggi, di nuovo, un rischio concreto. Il nostro ruolo come gruppo in questo Consiglio è sostenere tutte le iniziative in grado di garantire la pace sociale. Il caso della Culmv e le controversie sulla legge 84/94 sono un esempio importante della situazione anomala in cui il Porto di Genova si trova. Un porto che ha vissuto con regole proprie e diverse, con l’accordo tacito di tutti i soggetti coinvolti. Un porto dove, è bene ricordarlo, a seguito di una gara pubblica, il vincitore della stessa si è visto spodestato dell’ area oggetto di gara, che è stata poi ripartita tra i soliti soggetti operatori. Una realtà corporativa, dunque, in cui tutti erano coinvolti. Ebbene, tutti, ora, dobbiamo adoperarci per cambiare, rinunciando a qualcosa, perché è tempo di mischiare le carte, anche se questo significherà perdere qualche posizione di rendita. Il Comune in questo processo avrà il compito di gestire la conflittualità che scaturirà dal cambiamento, ma dobbiamo farlo, per far crescere il porto e per consegnarlo a una dimensione globale competitiva. C’è poi un altro punto fondamentale senza il quale è impossibile pensare a una reale strategia di cambiamento. Gli interventi di sviluppo non possono essere gestiti qui, a Genova. Al contrario deve esserci una dimensione nazionale che creda fermamente nel sistema porto come strategia e volano dello sviluppo. Una scelta nazionale chiara, indipendentemente dal colore del Governo in atto. Abbiamo bisogno di una risposta da Roma: sapere, cioè, se davvero il Porto di Genova è considerato un asse strategico nazionale, e se di conseguenza si vuole procedere con appropriati investimenti. E’ proprio in questa ottica che vogliamo fortemente l’inserimento di Genova nel corridoio 24 e la costituzione del retroporto. Perché è indubbio, per crescere abbiamo bisogno di reperire spazi dietro, ma allo stesso tempo c’è la necessità di un porto largo, nella governance. Tre autorità portuali in una regione come la nostra, e ognuna con propri livelli di istituzione, sono troppe e inutili. Il Porto di Genova invece deve costituire l’asse di sviluppo principale, senza competere con altri. Questo significa fare delle scelte importanti che mettano al primo posto delle priorità la parola crescita. Crescita delle merci e del prodotto. Nuovi player più grossi da andare a cercare e da attirare, anche se questo significherà, bisogna saperlo, la scomparsa di alcuni più piccoli”.
Il Consigliere Gianni Vassallo sottolinea il ruolo e la responsabilità politica dell’Amministrazione Comunale.
vassallo giovanni.jpg“Se quella descritta dalle parole di Merlo è davvero la situazione drammatica e reale in cui versa il Porto di Genova, un porto che nel 2007 ha stabilito il record di merci movimentate, il Comune deve fare qualcosa in più. La fotografia che emerge è quella di un sistema feudatario senza un disegno strategico. E la litigiosità non è altro che sintomo di un processo mai avvenuto. Mi riferisco alla legge 84/94: non si è trattato di liberalizzazione, quanto invece di privatizzazione. La vera difficoltà a mio parere non è stata dunque nel passaggio di cambiamento ma nel sistema, nel rapporto che ha legato economia e politica. La soluzione, sempre che ci sia, dato l’arretramento in cui ci troviamo in confronto agli altri porti europei, è una discontinuità pesante. Fare entrare nuovi soggetti, nuovi player ,intervenire in maniera prioritaria sulle infrastrutture, altrimenti conterà solo chi ha sempre contato, tutto si rivelerà inadeguato e non assolveremo al nostro ruolo, alle nostre responsabilità. Come Amministrazione Comunale abbiamo responsabilità più determinanti di quanto fin’ora dimostrato, ma non su ciò che deve fare l’Autorità Portuale, che va considerata come un’attività economica, e a cui diamo tutto il nostro sostegno, parlo di responsabilità politiche a cui, se davvero vogliamo aiutare questa città, dobbiamo prestare maggiore attenzione”.
Marcello Danovaro spiega così il suo ordine del giorno:
danovaro.jpg“Innanzitutto vorrei esprimere il mio apprezzamento per il Pot approvato dall’Autorità e ancor maggior apprezzamento per la sincerità dell’intervento del Presidente Merlo. Un intervento radicale che riconosce i problemi e la volontà di risanare un bacino mediterraneo che cresce del 7% e che ha una collocazione straordinaria. E’ indubbio, scontiamo un ritardo competitivo significativo, sia per le reti infrastrutturali deboli, sia per le normative ormai inadeguate rispetto al processo di globalizzazione. Noi sosterremo tutte le iniziative per fare di Genova una base logistica fondamentale con un nuovo e grande sviluppo. La responsabilità riguarderà il nostro agire, andando a toccare elementi concreti della gestione delle merci, delle aree e della logistica, ma non solo. Bisogna che sia chiara la necessità nazionale di voler rappresentare l’esigenza di sviluppo. Per questo servono una programmazione e degli strumenti certi, discipline normative nuove, che sappiano gestire il sistema portuale e che riconoscano in Genova un caso specifico su cui puntare. Il mio Odg va in questa direzione: è una richiesta di impegno per sollecitare Governo e Parlamento a intraprendere seri cambiamenti e provvedimenti necessari per l’espansione e la crescita del nostro Porto. Dobbiamo lavorare tutti insieme: la presenza di Merlo oggi rappresenta bene questa volontà di cooperazione. Altrimenti rischiamo di perdere un’opportunità fondamentale, per crescere e vincere le sfide della competizione globale”.