
30 agosto 2008 Scuola
Scuola: un investimento sul futuro
Ma il Ministero ha programmato tagli agli organici e ai finanziamenti

Scuola: un investimento per il futuro. Si parte dal titolo, in questa terza giornata di festaunitàdemocratica, per dare avvio ad un vero e proprio dibattito, nella forma e nella sostanza. I primi a parlare non sono gli assessori competenti di Comune, Provincia e Regione, ma gli addetti ai lavori, tutti quei soggetti che vivono la scuola giorno per giorno, sulla pelle: insegnanti, presidi, dirigenti, genitori, sindacalisti, tutti alle prese con i problemi reali del presente e con grandi interrogativi sul futuro. “Questo titolo, allora - introduce la discussione Carla Olivari, esecutivo Pd - dobbiamo concretizzarlo. Iniziamo utilizzando quest’incontro per capire e ascoltare come stiamo portando avanti l’incarico di garantire il diritto allo studio, contestualizzando quello che è un progetto culturale con le dinamiche nazionali. La cronaca di questi giorni parla di tutto, dai grembiuli alla condotta, tranne che dei problemi reali, dei tagli finanziari, strutturali e di organico. Il Pd ha puntato molto sul rapporto con i cittadini, ne ha fatto la sua forza, ora questa forza va rilanciata con il dialogo. Parliamo di scuola, delle sue tematiche vere e con i diretti interessati. La formazione è un bene importante, per noi e per il nostro futuro”. Undici interventi: uno dopo l’altro, presidi e direttori scolastici, insegnanti di tutti i gradi, un rappresentante sindacale, un genitore. Domande diverse da cui emerge spesso un disegno preoccupante e allarmato. Sono richieste, spesso d’aiuto, appelli e proposte concrete. Ciò che preoccupa di più sono i tagli che il Ministero ha programmato. Tagli agli organici e ai finanziamenti. Mancheranno i soldi, dunque, ma anche le risorse umane. Spesso riguardano scuole dal contesto problematico, in quartieri a rischio e con un alto tasso d’immigrazione. Tagli anche al tempo scuola, quello che serve per formare i bambini, per educarli alla convivenza, per ascoltarli e crescerli. “Non abbiamo strumenti, nè copertura, né tempi, per portare avanti gli approfondimenti formativi. Dobbiamo invece trasformarci in veri e propri esperti nel reperimento fondi” - spiega un’insegnante della scuola media. Un altro tema emerso dalle testimonianze è l’autonomia scolastica: “l’autonomia degli istituti spesso non basta ed è resa inefficiente dalla mancanza di risorse - afferma un docente di matematica- esiste uno spazio di soccorso da parte degli enti locali, soprattutto della Regione, con un’ulteriore autonomia in ambito gestione scuola?”. Autonomia da coniugare anche con le dirigenze scolastiche, in termini di programmazione e dell’offerta formativa. Non sono però solo note negative: “Non dimentichiamoci - spiega una dirigente del Comune di Genova - che abbiamo grandi opportunità e possibilità perché abbiamo la fortuna di vivere in una regione che più o meno in tutti i suoi livelli istituzionali ha una stessa visione e stessi progetti. Cerchiamo allora di fare sistema cominciando proprio dalle istituzioni. Sarebbe un arricchimento vero e un potenziale da sfruttare, soprattutto con la Regione che sta sviluppando grandi investimenti per i giovani”. La Scuola: il grande malato. In opposizione alle molteplici richieste di un’istruzione di qualità a cui sia ridato valore. Un salto di democrazia e partecipativo, lontano dalle logiche del potere. “Da questa discussione emerge un elemento importante: l’emergenza educativa, un disagio diffuso - risponde Paolo Veardo, assessore alla Scuola del Comune di Genova -. Sembra che la scuola sia in stato di abbandono se il Governo la vede ormai solo come un problema di costi e finanziamenti, e non più come un investimento per il futuro del paese. Aldilà delle competenze individuali, tutti dobbiamo fare ciò che possiamo. Come Comune quest’anno abbiamo fatto una grande esperienza: il piano di ridimensionamento scolastico. Una responsabilità forte che ci ha portato a elaborare un nuovo progetto, confrontandoci e trovando equilibri utili non solo con i dirigenti ma con tutti i soggetti coinvolti. Lancio qui un appello a tutto il mondo scuola: facciamo insieme un grande patto per la scuola, in modo che partendo dal basso, creando le condizioni in ogni municipio, tutti i soggetti siano coinvolti in un percorso comune, per fare tutto il possibile e per effettuare le scelte più utili, territorio per territorio”. Fresca di nomina, Manuela Cappello è il nuovo assessore della Provincia di Genova: “Su proposta dell’assessore Carla Siri abbiamo scritto e condiviso una lettera di protesta e preoccupazione indirizzata al Ministro Gelmini, perché il suo recente provvedimento è sbagliato nel merito e nel metodo. Un decreto d’urgenza che, in quanto tale, non ammette la discussione parlamentare e il confronto con gli Enti, pieno di azioni spot e demagogiche. Le priorità da affrontare sono altre e, su queste, la Provincia si cimenta ogni giorno. Per ciò che concerne l’autonomia scolastica, diamo un contributo sia per le spese di cancelleria, gli arredi, le attrezzature, sia di tipo progettuale, finanziando soprattutto determinati temi, dai diritti, alla memoria alla costituzione. Ma con i tagli previsti, che ammontano a più di tre miliardi entro il 2012, dovremmo impegnarci per mantenere i servizi che offriamo. Quest’anno abbiamo portato avanti il ridimensionamento della rete scolastica, un lavoro enorme di coordinamento a tutti i livelli territoriali. E’ una proposta che ora passa alla Regione, ma niente di rigido e definitivo. L’intenzione della Provincia è mantenere e migliorare il rapporto di dialogo con tutti i soggetti, con un tavolo permanente con i dirigenti scolastici e un percorso comune con le organizzazioni sindacali”. L’iniziativa della lettera di protesta indirizzata al Ministero e condivisa dalle Province di Genova e La Spezia, è partita da Carla Siri, assessore alla Provincia di Savona: “Gli interventi che ho sentito sono il succo di questa lettera e dimostrano appieno l’unità d’intenti. Ma noto con dispiacere che a mancare sono due voci importanti: quella dei genitori e degli studenti, i primi soggetti ad utilizzare la scuola. Mi pare allora che, a livello generale, l’istruzione sia passata in secondo ordine rispetto alle altre attività dei ragazzi. E’ un silenzio importante da non sottovalutare, vent’anni fa la società si sarebbe mossa, trovando i canali giusti per porre domande e per farsi ascoltare. La scuola è un diritto e lo Stato dovrebbe mostrare tutto l’interesse ad avere cittadini acculturati e formati, perché significherebbe avere cittadini attivi e partecipativi. Invece se continuiamo così, l’educazione diventerà un fenomeno selettivo che, invece di aiutare, creerà difficoltà sociali. Nella lettera esprimiamo punti fondamentali affinchè studiare sia un diritto e un’opportunità per tutti, come scritto nella Costituzione. Riorganizzare non significa tagliare, ma gestire razionalmente il territorio, confrontandosi con gli Enti, facendo della scuola un luogo di prevenzione e di integrazione, un luogo che abbia tempo, disponibilità e risorse per formare i cittadini futuri. E’ un problema di carattere nazionale, se andiamo avanti in questa direzione torniamo indietro di trent’anni”. Qual è dunque il progetto per la scuola e che cosa fanno gli Enti, per quanto concerne le loro competenze, per dare risposte ai cittadini e sul loro diritto a essere formati? “Il nodo della nostra proposta futura è nell’autonomia, in quel titolo V da mettere in pratica che prevede che le istituzioni scolastiche autonome abbiano dignità costituzionale - spiega l’assessore regionale Massimiliano Costa - . Anche se, allo stesso tempo, l’istruzione è considerata materia concorrenziale tra stato e Regioni, il che significa tempi lenti e differenze. Invece l’organizzazione della vita scolastica andrebbe decentrata. E’ una proposta questa su cui giocarci una grossa opportunità. Un decentramento organizzativo che tocchi programmi, personale, e soprattutto un’integrazione territoriale della scuola per dare risposte concrete alla comunità. E’ uno sforzo politico che dobbiamo fare perché conservare lo status quo non funziona. Ma decentramento- continua il Vicepresidente- significa anche diverse competenze per gli Enti. L’unica competenza esclusiva che abbiamo come Regione è il diritto allo studio, tramite questa voce abbiamo potuto far passare molti interventi che altrimenti non sarebbero stati possibili. Corsi di formazione, programmi speciali, reti sul territorio. Abbiamo cercato di mettere in moto un movimento per valorizzare le potenzialità esistenti”. Secondo la Regione il nuovo modello scuola dovrebbe basarsi su un forte decentramento come modello organizzativo all’interno di una cornice nazionale, sull’integrazione del diritto allo studio con l’autonomia scolastica per rispondere meglio alle esigenze specifiche di ogni territorio, su un’offerta scolastica completa gestita in modo programmatico e non concorrenziale per creare veri e propri distretti formativi. Infine, sull’integrazione tra formazione professionale e scuola, come risposta alle aspettative ed elemento di qualità e di rafforzamento del sistema. “Senza dimenticare l’importanza della formazione e del reclutamento del personale docente - conclude Costa - . E poi l’orientamento, scolastico, formativo e per il lavoro, intendendo con questo non la mera attività di informazione, ma una vera prospettiva per i ragazzi e il loro futuro”. Tamara Turatti

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