
12 settembre 2008 Sicurezza
Sicurezza nelle città: due modelli a confronto
I provvedimenti presi a Genova per il problema dei Rom e la costruzione del muro in via Anelli a Padova, per imparare a convivere senza generare conflitto

Sicurezza nelle città, tema caldo del dibattito di ieri sera durante festaunitàdemocratica. “Questa sera – esordisce Daniela Congiu, moderatrice della serata - mettiamo a confronto Genova e Padova, due città che sono finite sui giornali per fatti preoccupanti sul tema della sicurezza. Vorrei che il sindaco di Padova ci raccontasse la sua esperienza”. “Abbiamo dovuto spostare – spiega Flavio Zanonato, primo cittadino di Padova - duecento famiglie di immigrati e costruire un muro in via Anelli per impedire agli spacciatori di scavalcare una rete e entrare nelle strade in cui la gente cerca di vivere quotidianamente un’esistenza normale. Nel periodo degli spacciatori le famiglie erano costrette a passare le giornate al telefono per segnalare risse o accoltellamenti. Certo i mezzi informativi parlano solo di quello che desta più scalpore, infatti nessuno ha ricordato del nostro lavoro per reinserire nella società le prostitute: 320 donne in dieci anni; per noi è una conquista. Inoltre ci siamo mossi sul terreno della solidarietà con una politica di recupero e oggi stiamo realizzando una nuova moschea. Bisogna affrontare il tema della sicurezza perché è il futuro, occorre capire come costruire un mondo in cui si possa vivere senza paure, ma prima di tutto dobbiamo risolvere il problema dell’educazione e dell’informazione. E’ sbagliato convincere la gente che l’unica soluzione sia la repressione, non si deve generare conflitto ma convivenza”. Del problema dei Rom a Genova parla l’assessore al Comune di Genova Francesco Scidone: “I Rom abitavano edifici abbandonati con una situazione igienica disastrosa, così abbiamo iniziato gli sgomberi. Ci siamo poi resi conto che non era la soluzione giusta perché li ritrovavamo accampati poco più in là, così sono stati accolti a spese del Comune e mentre i bambini hanno incominciato il percorso scolastico, per gli adulti sono stati istituiti corsi di formazione. Scaduti i novanta giorni dati dalla normativa europea più della metà delle famiglie era perfettamente integrata, con un lavoro e una casa. I refrattari sono stati segnalati alla Prefettura che ha deciso l’allontanamento dal territorio nazionale. Sono d’accordo con il sindaco Zanonato nell’utilizzare l’educazione come prevenzione ma il Comune di Genova parla anche di riparazione e infatti ha creato una fondazione per le famiglie vittime dei reati in modo che si abbia un’assistenza e un aiuto”. La parola passa a Claudio Giardullo, segretario nazionale SILP CGIL, per conoscere il punto di vista delle forze dell’ordine: “In Italia si ha paura di perdere la tradizione, gli usi e i costumi propri. Il Governo risponde annunciando una stretta, ma poi non accade nulla. Anzi: nella manovra finanziaria si parla di un taglio di un miliardo di euro sulla sicurezza. Questo vuol dire chiusura di commissariati e diminuzione di volanti in circolazione. Si parla di impegno, ma poi si nascondono i dati e si pubblicano solo quelli del secondo semestre 2007 paragonandoli a quelli del secondo semestre del 2006. Bisognerebbe agire sulle cause dell’insicurezza e anche sulla politica della sicurezza facendo prevenzione”. Della sicurezza all’interno del Partito Democratico parla il Ministro Governo Ombra Roberta Pinotti: “Se andiamo a vedere negli ultimi 15/20 anni non ci sono differenze di dati, ma è vero che l’arrivo di stranieri ha creato il problema dell’identità e noi siamo arrivati tardi con le risposte. Il Governo Prodi aveva costruito un pacchetto sicurezza ad hoc ma non siamo riusciti ad approvarlo e l’abbiamo servito sul piatto d’argento alla Destra. Posso però dire che i Patti sulla Sicurezza stanno funzionando, sono lo strumento giusto per capire dove intervenire e dove fare politiche di integrazione. La sicurezza è un tema complesso e non sarà la presenza dell’esercito sulle strade a migliorare la situazione, anche perché da come ha detto (NOME) Giardullo nel giro di cinque anni ci troveremo senza polizia. Non bastano i reclami per cercare di smuovere, dobbiamo fare in modo che gli stranieri si integrino perché il futuro è questo e mentre loro non devono stravolgere le nostre città noi dobbiamo accoglierli bene imponendo però le nostre regole. Tutto questo con il Governo in carica non esiste”. Durante il secondo intervento Flavio Zanonato spiega le reazioni dei cittadini ai provvedimenti presi dal Comune di Padova per aiutare gli immigrati sfollati da via Anelli: “Gli alloggi di via Anelli erano stati costruiti all’inizio degli anni 80 per favorire la continua richiesta di sistemazione da parte degli studenti universitari. Erano appartamenti di 28 metri quadrati che potevano essere affittati o acquistati. Le famiglie credevano in un buon investimento, ma dopo la permanenza dei figli si resero conto che era difficile affittarli se non a prostitute e a immigrati. La situazione durò fino alla fine degli anni 90, poi si decise di iniziare a chiudere gli edifici rendendoli inagibili e spostando le famiglie. Le abbiamo accompagnate in altre case spiegando loro le regole del vivere comune e nel frattempo informavamo i vicini dei nuovi arrivi. Grazie all’aiuto della Cooperativa Atlante non si sono creati conflitti, anzi i residenti l’hanno vissuta come una novità accettandola di buon grado. Ovviamente abbiamo utilizzato la mano pesante per gli spacciatori, quelli che avevano reso impossibile la vita in via Anelli, chiudendola si sono dovuti spostare in altre zone. Oggi il quartiere è chiuso e la gente è soddisfatta. Stiamo anche spostando la moschea in un posto più grande per far capire agli stranieri il nostro impegno per l’integrazione. La scuola dell’obbligo è stata un altro ottimo strumento di integrazione: le insegnanti hanno fatto un buon lavoro”. “Sono pienamente d’accordo con Zanonardo in fatto di educazione – afferma l’assessore Scidone – . Infatti il Comune di Genova ha tre progetti che riguardano proprio l’educazione: una mediazione penale per arrivare alla riparazione morale e psicologica; avvicinare i minori stranieri non accompagnati per riuscire a sottrarli dallo spaccio di droga e un provvedimento simile per i ragazzi italiani che sono a rischio. Per loro vorremmo attuare corsi e borse di lavoro in modo da avvicinarli alla vita normale. Nei mesi scorsi abbiamo firmato un protocollo di intesa per dare sicurezza alle donne; per esempio la nostra idea è di andare nelle carceri a parlare con chi ha commesso reato di violenza, spiegare ai bambini delle scuole la gravità dei gesti di prevaricazione sulle bambine. Sono progetti che richiedono anni prima di dare dei buoni risultati, ma già dopo un anno e mezzo possiamo essere soddisfatti del risultato”. Si ritorna a parlare dell’esercito in strada, Daniela Congiu chiede a Claudio Giardullo quale è stata la reazione della polizia all’arrivo dei militari. “Il problema non sono i cento militari inviati nelle città, ma il fatto che finiti i soldi che li finanziano non resterà nessun presidio permanente. Il paese ha bisogno di un modello di sicurezza e non di qualche mese di tranquillità, altrimenti è una truffa. Si deve arrivare ad un modello di sicurezza nazionale, lo Stato deve garantire la legalità perché anche il rispetto delle regole è importante, è il valore fondante della comunità”. Il tema della legalità è al centro del secondo intervento del Ministro Pinotti: “La legalità è molto importante. Non so se ve lo ricordate, ma Veltroni in un comizio in Meridione si è rivolto ai capi mafia esortandoli a non votare il PD perché il PD è acerrimo nemico della mafia. Giorni dopo la battuta del nostro Segretario Nazionale è stata catturata un’intercettazione: nelle parole degli interlocutori si sentiva un po’ di preoccupazione sui provvedimenti che avrebbe potuto prendere il PD se avesse vinto le elezioni. Ho incontrato Roberto Saviano, l’autore del libro “Gomorra”. Mi ha spiegato che lui vive sotto scorta non per quello che ha scritto, sono fatti che si conoscevano già grazie ai giornali e alle televisioni, ma perché il suo libro è piaciuto e ha venduto tante copie. La mafia non vuole che si parli di loro. Negli ultimi mesi ci sono stati degli importanti arresti in ambito mafioso, ma non è finita, la battaglia deve andare avanti e non bisogna demordere”.

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