
22 settembre 2008 Scuola
Il ministro non ascolta chi vive nella scuola
Lettera al Secolo XIX di Carla Olivari e Victor Rasetto

L’inizio di un nuovo anno scolastico sollecita per studenti e famiglie tante attese e speranze. Ma cosa porta quest’anno? tagli, sempre tagli, solo tagli. “Ci sono aree sulle quali è necessario operare tagli – come ha detto Walter Veltroni - ma non è certo quello della scuola il settore in cui portare la spesa pubblica al di sotto della media europea. Il futuro dell’Italia si gioca su formazione, scuola, ricerca e università”. La nostra scuola ha sicuramente bisogno di razionalizzazione nelle spese, formazione del personale, ripensamento dell’impostazione culturale e didattica, come ogni nuovo governo sa bene. Ma questa risistemazione non può prescindere da un progetto culturalmente e socialmente chiaro, che sia in linea con la nostra Costituzione, con particolare riferimento all’art 3 “.. è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale , che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…” Come ogni bravo studente sa, prima di affrontare un problema è necessario esaminare la situazione e chiarirsi quali sono i punti di forza e quali i punti difficili, rapportarsi con coloro che se ne intendono e successivamente proporre delle ipotesi di risoluzione, tenendo conto degli effetti possibili. Un Ministro della Repubblica dovrebbe seguire questo procedimento sentendo la maggiore responsabilità di cui è investito nei confronti del Parlamento e dei cittadini tutti e non ricorrere ad un Decreto-legge, previsto per provvedimenti di urgenza, tanto meno per affrontare i problemi della formazione dei nostri giovani e la costruzione del futuro del paese. Invece il Ministro Gelmini non intende ascoltare l’esperienza di chi nella scuola lavora, vive, cresce, non si preoccupa di conoscere quali sono le eccellenze nelle nostre scuole con i riconoscimenti internazionali per la scuola primaria, qual è il progetto culturale del Tempo pieno, ben diverso dal dopo-scuola, quali i risultati dell’inserimento di alunni con difficoltà con gli insegnanti di sostegno, quali le difficoltà nelle materie scientifiche , che non si risolvono certo con un maestro unico tuttologo e neppure considera come la soppressione di scuole in piccoli paesi contribuirà a renderli deserti. Quel che emerge è la mancanza di considerazione sia per la professionalità degli insegnanti, tanto da destinarli ad altre attività , sia per le politiche delle donne che lavorano e delle famiglie, che dovrebbero essere sostenute per la cura dei figli con asili e scuole, anche per favorire la maternità. Valorizzare chi lavora con competenza ed impegno chi ha fatto crescere i tanti giovani seri e preparati che spesso trovano solo all’estero condizioni lavorative adeguate, credere nel decentramento delle funzioni e nell’Autonomia delle scuole con la diffusione delle “buone pratiche” che pure ci sono, rendere effettivamente realizzabile l’imperativo della Costituzione per il diritto allo Studio per tutti, puntare ad un progetto culturale alto e condiviso: questo ci aspetteremmo da un Ministro che afferma di avere a cuore la formazione dei nostri giovani. Invece non si vede il progetto o, forse, i tanti pezzetti del puzzle si compongono per rendere meno attraente la scuola pubblica per i genitori, col risultato di spingerli verso il privato, che offre servizi a pagamento. Vorremmo una scuola autorevole, non autoritaria, perché è solo con l’autorevolezza, la competenza e l’impegno quotidiano che si può pensare di incontrare e formare i giovani, prevenendo disagio e bullismo, una scuola che riconosca e sostenga le eccellenze, una scuola che con docenti preparati e tempo-scuola adeguato sappia contribuire ad innalzare la cultura dei cittadini del nostro paese, indispensabile anche per lo sviluppo economico. Il ministro dell’Istruzione appare in balia del Ministro dell’Economia , non pensa neppure a reinvestire nella scuola quanto viene risparmiato con i tagli, col risultato di non offrire alcuna tutela al mondo della scuola ed a coloro che in essa vivono, siano insegnanti, studenti o genitori, pur disponibili all’incontro con Lei. Come cittadini non possiamo fare altro che opporci a questo disegno disastroso e anacronistico che invece di rilanciare un progetto culturale alto per tutti, ripropone una cultura elitaria, destinata solo a pochi, non contribuendo affatto alle solo millantate efficienza e meritocrazia del sistema. Per questo proponiamo incontri di esponenti del PD con studenti, famiglie, insegnanti e personale della scuola nello Scuola Day del 26-27-29 settembre, che si svolgerà in tutta Italia. Carla Olivari, esecutivo regionale PD Victor Rasetto, segretario PD Genova

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