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25 settembre 2008
Scuola
Operazione nostalgia sulla scuola

Sabina Rossa: "La vera urgenza del ministro sono i tagli ai finanziamenti mascherati da un recupero del bel tempo andato: grembiulini, voti numerici, la maestra dalla penna rossa"


Operazione nostalgia, quella che serve a mascherare un furto. Il furto di risorse alla scuola e del futuro dei nostri ragazzi.
C'è essenzialmente questo dietro al D.L. 137/2008, il decreto sulla scuola del ministro Gelmini, entrato in vigore il 1° settembre e inviato in Parlamento per la conversione in legge entro i canonici 60 giorni. Un provvedimento d'urgenza quello voluto dal ministro dell'Istruzione. Ma qual è la vera urgenza?
"Solo una - interviene la deputata genovese del PD Sabina Rossa -, quella di fare cassa spostando i finanziamenti tolti alla scuola a copertura della manovra economica di Tremonti. Ancora una volta questo governo ha scelto lo strumento del decreto legge, esautorando il Parlamento dalle sue prerogative. E decidendo su provvedimenti che incideranno in maniera pesante sulla missione educativa della scuola primaria. Tutto questo in totale solitudine, senza la minima volontà della maggioranza di aprire un confronto serio con le altri parti politiche e con chi nella scuola opera, lavora, studia".
Il provvedimento del ministro Gelmini scalda i cuori di chi rimpiange la scuola del passato: voto in condotta a far media, grembiulino, voti numerici e maestro unico. Quello che in Italia venne mandato in pensione diciotto anni fa dall'allora ministro della Pubblica istruzione Sergio Mattarella. Fu la legge 148/90 a sostituirlo con il cosiddetto modulo, vale a dire un team di tre docenti su due classi.
"Alla luce dei risultati di oggi - prosegue l'onorevole Sabina Rossa - quella fu una scelta lungimirante. I dati OCSE infatti certificano che le competenze degli alunni italiani sono sensibilmente cresciute grazie al modello didattico introdotto da questa legge. Nel 1991 il punteggio medio degli studenti italiani era di 529 mentre nel 2006 si è arrivati a 551. In dieci anni i nostri alunni hanno ottenuto un progresso pari a un anno scolastico".
L'introduzione dei moduli ha anche saputo combattere la dispersione scolastica in Italia.
rossa.gif"Lo dicono i dati - precisa Sabina Rossa - . Ad esempio nel 1988/89 a Palermo il fenomeno raggiungeva il 7,6%, nel 92/93 era sceso al 4 % ed oggi siamo allo 0,94%.
In questo senso è evidente il successo, per la città di Palermo ma anche per tutto il Paese. Il ministro Gelmini loda il maestro unico in nome di una necessità dei bambini di avere una sola figura di riferimento nei primi anni di scuola. Ma si dimentica di dire che con il maestro unico il tempo scuola verrà ridotto a ventiquattro ore settimanali dalle ventisette dei moduli e dalle trentasette-quaranta del tempo pieno di oggi. Il tempo pieno non  è nato come servizio assistenziale per le famiglie bensì come grande progetto educativo per far crescere la cultura della compresenza del progetto didattico condiviso, per fare una scuola capace di valorizzare le diverse intelligenze di tutti. Per evitare che la scuola riproducesse le differenze sociali e culturali delle famiglie d'origine. Oggi dietro i banchi ci sono bambini indiani, cinesi, pakistani, ricchi e poveri. Per affrontare tutte le diversità un solo insegnante, per quanto preparato e motivato, sarebbe sicuramente in difficoltà. Sarà insomma infine ridotta la possibilità dell'apprendimento dei saperi fondamentali per tutti i bambini e in  particolare per quelli che hanno minori opportunità educative al di fuori della scuola".
Anche sulla questione del voto in condotta occorre fare un po' di chiarezza, considerato che il governo Prodi era intervenuto per combattere il fenomeno del bullismo.
"Con la circolare dell'ex ministro Fioroni - spiega la deputata genovese Rossa - , diramata lo scorso 1° agosto, erano già state individuate le procedure per sanzionare nella scuola comportamenti gravi e lesivi della convivenza civile anche sul piano dell'esito degli studi, escludendo gli allievi responsabili di questi comportamenti dallo scrutinio finale e dall'ammissione all'esame di stato.
Da queste riflessioni appare chiaro come l'unica urgenza del decreto Gelmini siano i tagli di otto miliardi di Euro alla scuola. Tagli travestiti da un'operazione nostalgia del bel tempo andato: grembiulini, voti numerici, la maestra dalla penna rossa".