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3 ottobre 2008
Scuola
Bufera sulla scuola

Proposte e idee per una “contro-riforma” Gelmini di Massimiliano  Costa, vice presidente Regione Liguria e assessore regionale all'Istruzione


La bufera sulla scuola, cosa ciclica nell’Italia degli ultimi decenni, può portare solo ad uno scontro che risente più di ideologie passate che di progetti futuri, scontro che è inutile a tutti e tanto più ai nostri ragazzi. Proviamo, per punti, a delineare ciò che non va bene delle iniziative della Ministro Gelmini e quali sono invece le nostre proposte e le nostre idee.
 
1. Le risorse limitate sono un vincolo ma non possono essere l’obiettivo di una riforma.

Il ministro Tremonti ha definito il tetto del risparmio, l’obiettivo da raggiungere (quasi 8 miliardi di euro in tre anni) e conseguentemente il ministro Gelmini ha proposto i tagli in modo da ottenere il risultato prefissato il più velocemente possibile. Al di là delle conseguenze che produrranno i tagli (le vedremo dopo) vorrei condannare proprio l’impostazione culturale, che è solo quella economica: così facendo non riusciremo a perseguire gli obiettivi di Lisbona che indicano la via della “conoscenza” e l’investimento sul capitale umano e sui sistemi di istruzione e formazione quale strategia indispensabile per far crescere e sviluppare i nostri paesi.
• Proponiamo l’immediata applicazione del Titolo V della Costituzione affidando la responsabilità dell’organizzazione scolastica alle regioni.

Dobbiamo qualificare la scuola e renderla certamente più efficiente, ma questo si traduce in investimenti migliori e non in tagli: la spesa per la scuola ha raggiunto nel 2006 il 3,83% del PIL (era del 5,8% nel 1990) mentre la media UE è del 4,2%. Affidando alle comunità locali l’organizzazione e la gestione della scuola si può intervenire per meglio integrare i percorsi formativi nelle singole realtà, rispondendo ai bisogni territoriali e contemporaneamente dando più efficienza al sistema. Non possiamo chiudere i plessi di montagna - anche se con pochi alunni - così come dobbiamo intervenire nelle zone a rischio disagio sociale. Con standard numerici fissi per tutta Italia si rischiano discriminazioni e sprechi., decentrando si troveranno i giusti equilibri, nella condivisione delle responsabilità.

2. La strategia emotiva del ritorno al passato non supera le carenze della scuola di oggi.

Il ritorno al grembiulino, voto in condotta determinante, il maestro unico nelle elementari hanno più il sapore di toccare “la pancia” degli italiani che la loro intelligenza. Tornare alla bella vecchia scuola della nostra infanzia potrebbe indurre ognuno di noi a collegare gli attuali provvedimenti ad esperienze sicuramente positive della nostra vita. E’ una strategia più emotiva che di qualificazione del sistema. La possibilità di “bocciare” uno studente per una negatività in una sola materia sottende l’idea di una “scuola sommatoria di risultati” ove quello che conta non è un giudizio educativo complessivo e condiviso, ma il raggiungimento di tanti singoli e differenti obiettivi. Che fine faranno le azioni di integrazione degli alunni disabili o dei ragazzi stranieri? e le attività a tempo pieno? Così la storia del maestro unico, superato nel 1990 dal Ministro Mattarella con la scuola elementare organizzata per moduli e istituita per agevolare la specializzazione dei maestri, rispondere all’aumento delle competenze necessarie, socializzare l’evento educativo scolastico condividendone le responsabilità e le azioni tra più persone.
Proponiamo la scuola quale comunità educante, inclusiva ed orientata a rispondere alle mutate condizioni sociali, culturali delle famiglie e della realtà.
La scuola è comunità solo se si mettono insieme docenti, famiglie e operatori al servizio dei più giovani, se si condividono i percorsi formativi e le azioni educative, se si cerca di personalizzare il cammino di ogni ragazzo per rispondere alle diverse esigenze educative di ognuno: i processi educativi è bene siano condivisi da più docenti su cui ricade una responsabilità collegiale delle azioni. I risultati hanno la loro importanza e proprio per questo è necessaria la professionalità dei docenti e la loro specializzazione (anche nelle elementari ove un unico maestro non può ben insegnare tutte le materie, la lingua straniera, l’informatica, la religione e l’educazione fisica….). Il rafforzamento del tempo pieno non è solo una necessità per rispondere alle diverse esigenze, anche lavorative, delle famiglie, ma è utile per completare con continuità l’azione educativa e garantire che “il dopo scuola” non abbia “il compito di far fare i compiti”, ma abbia la responsabilità di prolungare, in altro modo, l’azione scolastica nella unitarietà degli interventi.

3. Modernizzare il sistema scuola dentro gli indirizzi europei, senza dequalificarlo

Gli indirizzi europei chiedono una scuola più qualificata e strutturata, che non si isoli ma che sia interfaccia con la società tutta. La scuola è elemento essenziale per la crescita e per combattere l’esclusione sociale, vanno pertanto ripensati, con il mondo della scuola stesso, l’ordinamento e percorsi di studio della secondaria superiore. Non può essere utile una proposta esclusivamente concepita sul taglio orario senza capire il perché di certi risultati nell’apprendimento e proporre una stretta correlazione tra competenze, abilità e conoscenze. Il monte ore, le materie, i diplomi possono e debbono essere certamente rivisti ma non si deve impostare la riforma senza aver chiaro il risultato finale che è la certificazione delle competenze valorizzando i risultati di apprendimento formali, non formali ed informali.
• Proponiamo un sistema integrato che innalza la qualità
Appare sempre più necessario combattere la dispersione scolastica, aiutare ogni ragazzo a vivere pienamente il periodo formativo come elemento essenziale per la sua crescita globale e non solo nella prospettiva del lavoro. E’ utile proporre percorsi integrati tra l’istruzione e la formazione professionale perché ognuno possa scegliere la strada più confacente alle proprie caratteristiche, aspirazioni, capacità. Il sistema integrato rafforza la specializzazione ma aiuta anche al raggiungimento di alti livelli di preparazione per tutti. Dobbiamo puntare ad un sistema che integri l’università, la scuola, la formazione professionale ed il mondo dell’impresa in progetti formativi unitari e moderni, anche per rispondere alle necessità di una più ampia divulgazione della cultura scientifica e ad una più strutturata preparazione dei nostri giovani.
Per concludere queste brevi riflessioni scritte di getto, credo che dovremmo sempre più impegnarci per migliorare il mondo scuola con proposte concrete e perseguendo, ove possibile, riforme ed interventi a carattere regionale. Non credo utile una nuova stagione di contrapposizione aprioristica che obbligatoriamente sfocia nella contrapposizione ideologica. L’agitare la piazza fa gli interessi del governo che relega la seria contestazione in un alveo limitato etichettato culturalmente e non compreso dai più. Bisogna intervenire con intelligenza, quella non usata dal governo, per il vero bene dei più giovani. Noi siamo pronti a discutere, confrontarci, denunciare le cose che non vanno, ma prendendoci le responsabilità per cambiare e migliorare il mondo della scuola, facendo la strada con chi aspira davvero al bene di tutti e non tutelando dei facili conservatorismi che non favoriscono certamente gli allievi.

Massimiliano  Costa,
vice presidente Regione Liguria e assessore regionale all'Istruzione