Home page Home page Vai alla scheda di adesione



11 novembre 2008
Scuola
Quando un albero è malato non lo si taglia a metà del tronco

Intervista al consigliere regionale Lorenzo Basso


Tagli, massicci ed indiscriminati. E' la filosofia di fondo, l'essenza del decreto Gelmini sulla scuola. Un provvedimento che abbatte la spesa tra i banchi in maniera pesante e risponde sull'attenti alla perentoria richiesta del Ministro dell’Economia Tremonti.
8 miliardi di tagli, 87.000 docenti in meno e il rischio chiusura per 50.000 classi e 2.600 istituti scolastici. Questo il succo della cosiddetta riforma.
“Quando un albero è malato – commenta Lorenzo Basso, consigliere regionale del PD - non lo si  taglia a metà del tronco: o lo si abbatte alla radice, oppure lo si pota, con cura e professionalità, scegliendo con attenzione i rami sani e promettenti e tagliando quelli malati e inutili. La destra, visto che la scuola non si può eliminare, ha scelto di tagliare l’albero a metà del tronco”.
In realtà poi la scuola italiana non è così malata, o meglio non del tutto. Unica a resistere al confronto internazionale, fra i diversi gradi di istruzione, è la scuola primaria, da decenni ai primi posti delle classifiche mondiali.
“E’ proprio su di essa che – paradossalmente - la destra ha deciso di intervenire - prosegue Lorenzo Basso - , tagliandole docenti e risorse, piuttosto che affrontare i gravi problemi dell’istruzione superiore. Quest’ultima e l’Università sono da riformare in profondità, per migliorarle e rilanciare la loro centralità nell’educazione dei cittadini”.
Proseguendo nella metafora dell'albero “I tagli che avrebbe senso fare – spiega Lorenzo Basso - dovrebbero essere il risultato di un confronto con studenti, genitori e insegnanti. Con chi insomma vive la scuola. Affrontare le questioni legate alla qualità dell’istruzione, all’adeguamento dei programmi e delle strutture, all’assenza di un efficiente sistema di valutazione dell’operato dei diversi istituti: è questa l'urgenza”.
Scuola come ascensore sociale oppure scuola come lusso, privilegio d'élite? E' l'enorme distanza che separa PD e centro destra.
“Noi pensiamo una scuola fortemente inclusiva – prosegue il consigliere regionale Basso – in cui tutti sono uguali all’ingresso, capace di garantire la migliore istruzione indipendentemente dal reddito familiare, pur essendo nei gradi di istruzione superiore selettiva nel premiare i volenterosi e i meritevoli. Nella visione della destra l’istruzione di qualità può invece essere un lusso da affidare a strutture di élite, cristallizzando così le differenze sociali esistenti nel Paese, invece di lavorare per eliminarle. Per questo si vuole tagliare sia sull’educazione, con la riduzione delle ore settimanali di lezione, sia sul funzionamento della macchina scolastica, mediante chiusura di plessi e riduzione del corpo docente”.
Con questa “riforma” il governo calpesta il diritto all’uguaglianza, sancito dall’art.3 della Costituzione, impedendo che la scuola possa dare eguali opportunità di crescita e di apprendimento a tutti i bambini.
La riforma della destra riflette l’immagine di una comunità che divide i cittadini in categorie di serie A e di serie B e che soprattutto non ha capito cosa significa integrare le persone.
Lo dimostra ancora una volta con la proposta di istituire classi-ponte per stranieri.
“L’insegnamento a bambini di ogni parte del mondo della lingua, della cultura e delle tradizioni italiane non è una materia che si può studiare sui libri di testo – commenta Basso - ; esso è soprattutto il frutto di momenti di vita vissuta, di una quotidiana condivisione di emozioni e di esperienze. Per questo motivo le classi-ponte non possono essere la soluzione. Servono al contrario  percorsi integrativi di lingua italiana e figure di supporto come i mediatori culturali, capaci di stimolare e accompagnare l’integrazione effettiva di studenti stranieri. Mediatori culturali la cui opera dovrebbe uscire dalle mura scolastiche per coinvolgere, come avviene in Francia, i familiari stessi dello studente immigrato.
Investire nell’integrazione scolastica degli immigrati significa risparmiare in spese per la sicurezza e per la lotta all’esclusione sociale, così come investire oggi nell’istruzione farà ottenere domani un importante ritorno in termini di maggiore competitività e crescita economica, risultati di cui sempre è capace una società più istruita”.
All’interno di questa strategia depressiva e disgregatrice va letta anche la sostanziale abolizione del tempo pieno/prolungato. Il superamento del tempo pieno è un taglio ad un “tempo di qualità”, in quanto il tempo pieno è gestito da tutti gli insegnanti della classe ed è orario di insegnamento sia al mattino, sia al pomeriggio; è quindi dedicato all’istruzione dei bambini e non alla loro custodia. Sarà  la soppressione di questo “tempo di qualità” a far sorgere nelle famiglie un’inedita esigenza di custodia dei bambini, che potrà tradursi in un grave danno per le famiglie e per le donne in particolare, essendo dimostrato il legame fra “tempo pieno” e occupazione femminile (dati ISTAT). Inoltre la sua abolizione non consentirà di far vivere a tutti i bambini - anche a quelli che altrimenti ne sarebbero privi - esperienze culturali ed artistiche non strettamente previste dai programmi. Il vecchio doposcuola sarà utilizzato solo da chi non ha altra risorsa, diventerà fattore di emarginazione e sarà presto facilmente sostituito dalla televisione o dalla strada.
Questo è quanto Gelmini e Tremonti pensano per il futuro del nostro Paese.
“Ma siamo convinti – conclude il consigliere regionale del PD Lorenzo Basso - che questa immagine non sia, né debba essere, la fotografia della comunità italiana: si tratta soltanto di un suo distorto ritratto”.
Lo testimonia la risposta ai tanti incontri sul territorio a Genova, in Liguria, in tutta Italia che il Partito Democratico sta organizzando per discutere con gli studenti, le famiglie, gli insegnanti di quello che davvero serve alla scuola e di come opporsi a questa cosiddetta riforma.