
13 dicembre 2008 Porto
Genova e il Mediterraneo
Quarta conferenza strategica organizzata dal Comune e da Genova Urban Lab il 10 dicembre a Palazzo San Giorgio

Presenti esponenti del mondo politico, accademico, economico e associazionistico. Per rilanciare il ruolo della città nel Mediterraneo e affrontare le sfide che la modernità impone. “Genova nel Mediterraneo è stata grande, ha frequentato tutti i confini e le frontiere - ha spiegato nella sua relazione iniziale Andrea Ranieri, assessore alla cultura del Comune di Genova - ha mediato merci, ricchezze e culture. Un lungo passato e un presente riconoscibile, ma oggi siamo qui a domandarci: questo Mediterraneo può essere il futuro per l’Europa, per l’Italia e per Genova?”. Una questione da porre seriamente, soprattutto se si osservano le dinamiche europee degli ultimi decenni. Fino a non molto tempo fa, Europa e democratizzazione erano concetti strettamente connessi al Nord, al territorio Oltre Alpe. Poi, a seguito della crisi industriale- che ha investito duramente Genova- e con l’avvento dei fenomeni di globalizzazione, lo scenario è mutato. “Il Sapere e la Logistica sono i due terreni su cui la nostra città può ricostruire una nuova idea di Mediterraneo e di Nord Ovest - ha detto Ranieri - . Il Mediterraneo oggi non va pensato solo come spazio di libero mercato, ma come una realtà molto più spessa e densa, dove convivono culture e religioni diverse, conflitti enormi e antagonismi. Non può esistere uno spazio economico importante senza l’apertura di uno spazio culturale sociale e civile”. Nel 1995, infatti, il processo di Barcellona Unione del Mediterraneo aveva dettato tre obiettivi fondamentali: sicurezza e stabilità nella regione, sviluppo economico e istituzione di un’area di libero scambio entro il 2010, e la creazione di un costante scambio culturale fra le società civili dei paesi membri. (Implicitamente: rispetto delle culture con particolare riguardo ai diritti civili e politici). “Nei limiti di Barcellona - ha continuato Andrea Ranieri - c’è stata forse un’erronea concezione d’interstatualità. Il Mediterraneo è patrimonio delle città, più che degli Stati. E Genova, a questo proposito può avere un ruolo importantissimo, ecco perché è necessario un progetto di ricongiunzione tra la città e il mare che ne esalti la vocazione marittima”. La sfida per il Mediterraneo è dunque una sfida culturale e Genova, con il suo tessuto sociale, economico e culturale, ha le carte in regola per vincerla. “Il nostro è un cuore euromediterraneo, lo dimostra l’incredibile intercreatività che si è sviluppata a Genova negli ultimi anni: il Suq, il Festival del Mediterraneo, il Museo del Mare, il teatro, la Banda di Piazza Caricamento. Se nell’epoca della conoscenza - ha spiegato l’assessore alla Cultura - il Mediterraneo è un mare di contenuti e di sapere, Genova, in vista della Biennale, può aspirare a diventare luogo di ricchezza culturale e storica di questo mare, con iniziative interculturali e intercreative, attraverso il continuo lavoro delle scuole e l’intervento forte dell’associazionismo. E’ un lavoro importante che contribuisce a costruire un Mediterraneo della pace e del dialogo. A marzo 2009 a Genova si terrà il convegno europeo interculturale della scuola, una dimostrazione che la città, in questo campo, è ormai un punto di riferimento importante. Sempre a Marzo, il Comune organizzerà Mediterranea, un ciclo di conferenze e riflessioni sul tema. Senza dimenticare il patto firmato la scorsa estate con la comunità islamica, dove sono stati sanciti anche i diritti delle donne”. In tema di diritti, il ruolo dell’associazionismo civile è importantissimo. La Regione Liguria promuoverà a marzo il forum della società civile a cui parteciperanno paesi del sud e del nord del Mediterraneo, perché i diritti, oltre ad essere dichiarati, hanno bisogno di essere supportati da azione positive. “E’ inutile enunciarli se insieme non diamo gli elementi per poter esercitarli - ha ribadito Ranieri - . Un solo esempio: il primo diritto fondamentale è la salute dei bambini. Noi su questa sponda abbiamo la pediatria, con eccellenze come l’Istituto David Chiassone e Il Gaslini, dall’altra parte, invece, hanno i bambini. Mettiamo a sistema le diverse realtà che caratterizzano il nostro territorio, teniamo in rete i nostri saperi con il sapere del mondo”. Gli obiettivi di Barcellona riguardano anche lavoro e sostenibilità, sviluppo delle autostrade del mare, sicurezza e sostegno alle piccole e medie imprese. Il Sud del Mediterraneo è caratterizzato da un’estrema arretratezza economica ma il tasso di sviluppo è in aumento e c’è spazio per un reale dinamismo economico. “In realtà di fronte a questa sfida che offre grandi spazi di crescita le imprese liguri - ha concluso l’assessore - si sono rivelate immobili e timorose. Se il progetto Euromediterraneo va avanti ci saranno i margini per uno sviluppo endogeno, che parta da qui e non arrivi solo da fuori. Con le nostre radici comuni possiamo vincere la competizione con Cina e stati Uniti, se si punterà sulla portualità, sulle autostrade del mare e sul sostegno alle Pmi, Genova potrà giocare un ruolo importante. Però, è chiaro, bisogna crederci”. Serve il Porto lungo e servono le infrastrutture. Il terzo valico per le persone, il bruco per le merci, all’insegna di un’economia sostenibile che coniughi logistica e ambiente, sapere e tecnologia e che possa fare di Genova la porta mediterranea per l’Europa, come ribadito da Luigi Barone, rappresentante dell’Autorità Portuale: “Date le ultime previsioni di sviluppo al ribasso, il crollo dei consumi e dei traffici con l’oriente, e, al contrario, un tasso di aumento che riguarda i porti del sud del Mediteraneo, il baricentro competitivo si sposta verso l’interno del mercato, sul segmento terrestre. C’è bisogno di una nuova politica, con nodi ferroviari decisivi, un’adeguata informatizzazione per mettere a sistema i flussi di trasporto, una migliore qualità dei servizi e della sicurezza, per far diventare questo mare e la nostra città la porta d’accesso principale per l’Europa”. Sfruttare la crisi come opportunità per mettere a sistema i protagonisti del progetto euromediterraneo: università, formazione, impresa, associazionismo e istituzioni. Il (futuro) politecnico del mare, l’accademia della marina mercantile, l’artigianato e l’arte, il diritto marittimo e tutta la cultura portuale della logistica, sono fiori all’occhiello dell’offerta culturale ed economica su cui Genova deve puntare. “L’Università di Genova - ha spiegato Michele Marsonet, pro rettore alle relazioni internazionali- ha un elevato grado di internazionalizzazione, anche se spesso questo aspetto non è abbastanza conosciuto. Siamo attivi sul piano della mobilità e sui progetti di ricerca. Genova è inoltre l’unica università italiana rappresentata nel consorzio che raggruppa i paesi del sud e del nord del Mediterraneo. Per il futuro abbiamo in progetto la creazione di un centro studi del Mediterraneo e l’entrata nel consorzio del Mediterraneo orientale. Se vogliamo creare un circolo virtuoso dobbiamo però superare lo scollamento tra l’ateneo e gli enti locali e porre l’Università genovese al centro dell’attenzione come attore primario, con un ruolo di leadership promotore che fin’ora è mancato”. Per ricollocare Genova, città con un importante tradizione multiculturale, nel Mediterraneo occorre creare un patto tra le forze della città, creando un sistema di esperienze e progetti da esportare. Secondo Paolo Veardo, assessore alla scuola del Comune di Genova "Un punto di partenza è dato proprio dalla formazione interculturale che quotidianamente la scuola genovese offre. Con 110 nazionalità diverse, più di 400 insegnanti costruiscono ogni giorno un’esperienza straordinaria, non sempre riconosciuta, di risposte concrete, creando un percorso virtuoso di integrazione e dialogo”. Puntare sull’eccellenze e sulla formazione, scolastica e d’impresa, valorizzando i giovani artisti, il potenziale delle scuole tecniche e il lavoro che le Pmi possono generare se adeguatamente assistite. Artigianato, arte, musica e innovazione scientifica: un patrimonio comune che unisce le due sponde del Mediterraneo. “Il Mediterraneo è una pluralità culturale, per cui è necessario adottare uno sguardo differenziato - ha commentato Luca Borzani, presidente Fondazione Cultura - . Ripensiamo il rapporto centro- periferia perché il nostro punto di vista non debba essere l’esclusività. Per far diventare Genova una città realmente mediterranea, bisogna costruire azioni e linguaggi nuovi, uscire dalla nostra autoreferenzialità e parlare alle realtà altrui, assumere il meticciato come valore storico del nostro essere genovesi. Non possiamo parlare di Mediterraneo se non affrontiamo il tema dell’Islam, per esempio. Non può esistere Genova città Mediterranea senza moschea, o senza il progetto simbolico della Commenda. La classe dirigente ha di fronte una sfida importante: assorbire processi diversi e rivisitarli, e, se il caso, rompere con certi meccanismi del passato”. Il Mediterraneo è un’area in continua ebollizione, su cui convergono paesi con patrimoni potenziali, una cartina che può essere vista da nord a sud ma anche al contrario. “Per far diventare Genova una delle capitali del Mediterraneo dobbiamo cambiare la sua immagine di città vecchia e creare una nuova forma di vivibilità urbana - ha spiegato Nando Dalla Chiesa - disseminando la sua base sociale di valori diffusi a tutti i livelli e sottosistemi, creando una nuova energia vitale e una nuova classe dirigente. Una mano invisibile di un regista occulto che vada dal Comune a Confindustria, dall mondo dell’associazionismo all’università. Genova, la città dai due orizzonti, il Mediterraneo e il Nord, può creare una sintesi efficace e flessibile, per portare il potenziale del nord ovest, un retroterra ricco economicamente ma culturalmente ambiguo, nel Mediterraneo. Solo seguendo questa strada la città potrà esprimere il suo potenziale e svolgere davvero un ruolo attivo nell’area”. Tamara Turatti

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