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11 febbraio 2009
Scuola
No alla chiusura della scuola Gioiosa di Bavari

Interrogazione del consigliere regionale Lorenzo Basso


La Regione deve intervenire per impedire la chiusura della prima elementare della scuola Gioiosa di Bavari. Lorenzo Basso (Partito democratico) l’ha chiesto oggi, attraverso un’interrogazione, alla Giunta regionale ligure. Per il consigliere del centrosinistra la soppressione della classe rientrerebbe fra le conseguenze dell’approvazione della “Riforma Gelmini”.
Nel documento Basso sostiene, infatti, che questa situazione è dovuta ai recenti interventi in materia di istruzione, che rendono, tra l’altro, più difficoltoso il mantenimento di sedi scolastiche sul territorio, e che il problema di Bavari presenta importanti analogie con quelli di molti paesi dell’entroterra, essendo il centro città distante ed accessibile soltanto a seguito di difficoltosi viaggi con mezzi privati o pubblici.
La scuola Gioiosa, spiega l’esponente del Pd, conta ad oggi 60 alunni distribuiti su cinque classi, l’edificio ospita anche una scuola materna ed è dotato di ampio giardino ristrutturato di recente. Il complesso unitario materna-primaria ha costituito nel tempo un importante presidio di socialità per l’intero territorio di Bavari, al quale ha assicurato una forza attrattiva nei confronti di molte giovani famiglie in ricerca di un luogo ad alta vivibilità.
 basso lorenzo.jpg"La soppressione della prima classe elementare – spiega Lorenzo Basso - comporterebbe un oneroso trasporto dei bambini fino a Borgoratti, e porterebbe figli di una stessa famiglia a frequentare scuole diverse e lontane, impegno che risulta insostenibile per molte coppie. La chiusura comporterebbe, quindi, un grave danno, non solo per i genitori direttamente interessati, ma per l’intera comunità di Bavari e per la sua capacità di attrarre nuovi residenti. Chiudere una classe nell’entroterra significa vanificare anni di lavoro per valorizzare la vivibilità delle zone interne della nostra regione. La difesa della scuola elementare di Bavari non è quindi questione di interessi particolari, ma di quale modello di comunità vogliamo per il nostro territorio".