
18 aprile 2009 Sicurezza
La sicurezza è tutela dei diritti di tutti
Il dibattito organizzato dal PD genovese e ospitato a Palazzo Tursi

Diritti e sicurezza. Due elementi che per il Partito Democratico stanno e devono stare nella società in maniera direttamente, e non inversamente come vorrebbe la destra, proporzionale. Lo hanno spiegato i diversi ospiti del dibattito organizzato dal PD Genova nella sala di rappresentanza di Palazzo Tursi. Il titolo dell’iniziativa infatti recitava: “La sicurezza è tutela dei diritti di tutti”. E provocatoriamente indicava i non diritti garantiti da Berlusconi ai migranti: diritto a non esistere, a non curarsi, a non essere in regola e infine a non lavorare. Ad introdurre i lavori il deputato genovese e segretario del PD Liguria Mario Tullo: “In queste settimane il PD ha battuto la maggioranza sul pacchetto sicurezza – ha detto Tullo - : abbiamo costretto il governo a ritirare la misura relativa alle ronde e siamo riusciti ad affossare il decreto che voleva trasformare i Centri di Permanenza Temporanea in vere e proprie carceri. Il nostro Partito non rinuncia al tema dei diritti, ma lo coniuga con quello della sicurezza, che dovrebbe essere tenuto fuori dalle dispute elettorali, mentre il centro destra lo ha usato in maniera strumentale prima delle scorse elezioni politiche”. Anche Rossella Ridella, organizzatrice dell’evento, sottolinea il recente successo del PD sul pacchetto sicurezza. “In senato il nostro Partito è intervenuto in maniera forte su alcuni provvedimenti cruciali – commenta la responsabile Politiche di Immigrazione del PD genovese Ridella - . Ora si gioca la partita vera alla Camera. Questo disegno di legge porta con sé pericolosi rischi di conflitto sociale e di guerra tra poveri, rischi acuiti dalla pesante crisi economica che stiamo attraversando. Ed è chiaro il disegno della Lega, che mira alla frammentazione dei diritti e alla disgregazione sociale”. A un anno dall’insediamento del governo Berlusconi, Marco Minniti cerca di fare un bilancio delle politiche per la sicurezza messe in atto dalla maggioranza. “Noi le politiche del 2008 le abbiamo perse anche per le questioni legate alla sicurezza – è chiaro il responsabile nazionale Sicurezza del PD intervenendo al dibattito genovese -. Da parte nostra purtroppo c’è sempre stato un certo imbarazzo a discutere i temi della sicurezza, come se fosse un campo più adatto agli avversari, un terreno in cui non ci sentiamo con le spalle sicure. Invece durante la scorsa campagna elettorale proprio la sicurezza è diventata il cavallo di battaglia del centro destra. Loro ci avevano detto che avrebbero dato un’Italia più sicura: basta leggere i giornali per vedere che la violenza non è diminuita, ci sono sempre episodi efferati nelle cronache quotidiane. Quello che appare evidente in Italia è un problema di controllo del territorio. Oggi, insieme a Mario Tullo e alla senatrice Roberta Pinotti, abbiamo incontrato qui a Genova i sindacati di polizia che ci hanno raccontato cose molto importanti e hanno evidenziato la penuria di risorse destinate alle forze dell’ordine”. Marco Minniti a questo punto evidenzia un ulteriore impegno non mantenuto dal centro destra al governo: “In campagna elettorale Berlusconi aveva detto che avrebbe significativamente aumentato le risorse per la sicurezza. Invece ci sono 3,5 miliardi di Euro in meno per la difesa e la sicurezza. Questo impoverimento nell’immediato causa problemi per il rifornimento di benzina delle volanti e la loro manutenzione, presto porterà anche ad avere meno agenti per le strade”. Sull’uso dei militari per le strade come deterrente ai crimini, Minniti non ha dubbi. “A Roma abbiamo il più alto numero di militari – sottolinea il responsabile Sicurezza del PD - e questo non ha bloccato il problema degli stupri, per il quale bisogna fare i conti con la società italiana visto che la maggioranza delle violenze sulle donne matura in ambito familiare e amicale ed è questo tipo di reato l’unico a presentare una costante crescita negli ultimi quindici anni. I militari per le strade danno ai cittadini il senso di una situazione fuori controllo, perché viene rovesciata la percezione della sicurezza. Dopo i militari, il centro destra ha tirato fuori le ronde. In una democrazia liberale il monopolio della sicurezza è nelle mani dello Stato. Io non mi sento tranquillo se nella mia strada a garantire la sicurezza è una camicia colorata, verde o nera o rossa, perché quella camicia dà una caratterizzazione politica alla sicurezza. La via maestra per affrontare il tema del controllo del territorio invece è solo una: quella di dare più soldi e più risorse alle forze dell’ordine. Bisogna tenere insieme sicurezza e solidarietà. Il tema della sicurezza deve vederci sempre più cimentati con un’idea di fondo: una politica del controllo del territorio significa anche politica integrata di sviluppo urbanistico, un territorio più è vissuto e più è sicuro. Su questi temi noi abbiamo più argomenti del centro destra e su questi si gioca la partita del futuro, in Italia e in Europa”. Dalla sicurezza la riflessione si sposta alla questione immigrazione. “Il centro destra – dichiara Minniti - aveva detto che Italia è il ventre molle dell’Europa. In questo ultimo anno però gli sbarchi a Lampedusa sono triplicati. Il problema vero è che si sta rinunciando a governare il fenomeno dell’immigrazione, che vuol dire stabilizzare chi entra legalmente per lavorare. Ma se tutti gli ingressi sono illegali è ovvio che aumenta la clandestinità. La Bossi Fini va rivista, e lo dice anche Fini, perché quella legge non dà modo di governare l’immigrazione distinguendo i buoni dai cattivi attraverso l’integrazione: più integriamo più siamo sicuri noi”. E sono state poi le testimonianze di persone immigrate che hanno saputo e potuto integrarsi a seguirsi una dopo l’altra al microfono della Sala di rappresentanza di Tursi. Insieme a loro anche molti operatori di Associazioni (CGIL, CISL, Comunità islamica Genova, ARCI, Ordine dei medici, Genova, Comunità S.Egidio, FIOPSD, SILP, Centro Studi Medì, Coord. Donne Latino Americane) impegnate quotidianamente nel favorire il processo di integrazione degli immigrati e nel garantire i loro diritti: a esistere, studiare, lavorare, professare la propria religione, votare, curarsi. “Diritti che non sono una gentile concessione, ma sono connaturati all’uomo” ha sottolineato il deputato del PD Jean L. Touadi. “Affrontiamo il tema della sicurezza ma riempiamolo di contenuti nostri – ha proseguito Touadi - . Noi faremmo uno sbaglio se non assumessimo la legalità come un valore. Forse su questo aspetto dobbiamo fare un’autocritica perché a volte abbiamo considerato la legalità un tema di destra. Senza legalità non c’è convivenza. La legalità è uno spazio di diritti e doveri per tutti. Dentro il diritto e il dovere c’è il rispetto delle norme. La sicurezza urbana partecipata in ambito europeo è fatta di: decoro urbano, capacità di mediazione sociale sul territorio, educazione alla legalità, cultura. E io aggiungerei intercultura, perché la nostra società è già multiculturale. Trentadue anni fa sono arrivato dal Congo e mi si diceva “dateci tempo per rispondere alle vostre richieste perché sino ad oggi eravamo un paese di emigrazione e non di immigrazione”. Il tempo è passato, è strapassato, ma le risposte non sono arrivate. L’immigrazione è una cosa troppo seria per essere lasciata agli apprendisti stregoni in camicia verde, vuol dire anche fare cooperazione con i Paesi di provenienza. L’immigrazione invece è diventata un business elettorale vergognoso per stigmatizzare le paure della società, noi al contrario dobbiamo registrare queste paure e dare delle risposte razionali in termini di capacità di fare politica”. Alice Tordo

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