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10 maggio 2009
Cultura e sport
La vera storia del fegato di C. Bukowski

Intervista a Emanuele Podestà, giovane autore emergente


fegato bukowski copia.jpgIl suo nome è Emanuele Podestà: classe 1987, un liceo scientifico alle spalle, l’Università nel suo immediato futuro. E una particolarità: essere scrittore. Un sorriso gli scappa dalle labbra: forse l’imbarazzo, la qualifica altisonante. Eppure le librerie sono popolate dalla sua opera prima: “La vera storia del fegato di C. Bukowski. Ovvero: manuale pratico per l’apprendimento dell’onanismo postmoderno”.
A pubblicarlo la nascente casa editrice Habanero, specializzata in giovani autori underground.
“Un editore che – spiega Podestà – mi ha lasciato massima libertà, non pretendendo modifiche a quel che avevo scritto. Un lusso che, ad uno scrittore, viene concesso solitamente dopo una carriera affermata!”.
E nel libro l’indipendenza e la personalità dell’autore s’impongono. Lo stile è Pulp - “quello originario: la polpa, il pastiche” – e avantpop. Il risultato: l’accantonamento di una scrittura lineare e l’abbandono a suggestioni, impressioni. Dallo scrittore in un primo tempo provate; in seguito rielaborate e ritrasmesse in una scrittura alta, classicheggiante, barocca; ma viva, irriverente.
Le citazioni sono molteplici, dalla prima all’ultima pagina. Gli scrittori ”emarginati” americani: Bukowski, Ginsberg e Fante (“soprattutto Fante!); e i più recenti DeLillo, Roth. Ma anche D’Annunzio (il nome del protagonista, Andrea Sperelli, richiama “Il piacere”), Dostoevskij, Leopardi, Céline, Baudelaire, Bufalino.
“Si può dire che abbia scritto un libro da lettore! Un modo – rivela Emanuele – per confrontarmi col pantheon di miti che mi hanno formato”.
E non solo letteratura. Nel collage c’è spazio per il cinema di Tarantino, di Kubrik, di Antonioni, di Godard. E per la musica. Il libro si apre con la pubblicazione di una colonna sonora da ascoltare durante la lettura: da Lou Reed a David Bowie, dai Depeche Mode alla Carmen di Bizet.
“Sono infatti convinto che – spiega Emanuele – nel campo letterario, così come nelle diverse arti, ormai i confini vacillino, lasciando spazio a sperimentazioni di meta-artisticità”.
La trama può sembrare apparentemente semplice. Andrea Sperelli, scrittore decadentista in pieno blocco dopo il successo della sua opera prima, alla morte del padre si stacca dalla famiglia per rifugiarsi in un piccolo paese dove coltivare il sogno di diventare il più giovane premio Nobel della storia. Qui, in seguito ad una delusione amorosa, il tentativo di riconquistare la ragazza dirigendo un “porno natalizio di beneficenza” (o “cinepornettone di Natale”!) che coinvolga gli abitanti del paesino.
E quindi? – l’autore interroga i lettori – “La storia di uno scrittore che non riesce a fare più ciò per il quale è nato? Una storia su un film porno? Un verminaio di parole astruse ed auliche concepite da una mente malata?”.
Forse più di tutto ciò. E l’entusiasmo scrittorio di questo giovane autore lascia trasparire una certa maturità: artistica e, soprattutto, umana.
E’ questa forse la storia di un giovane alle prese con una “crisi gnoseologica”. Nel romanzo la critica alla società è sensibile e riaffiora in un racconto scritto in forma di bozza, autonomo al centro dell’opera: un gruppo di ragazzi che, senza motivo, danno fuoco ad un barbone.
“L’utilizzo di un elemento nobile come il fuoco per un gesto così basso – spiega Emanuele -. E l’evidenza del mancato riconoscimento dei propri nemici all’interno della comunità”.
Sperelli riesce a trovare la chiave di lettura giusta per interpretare quest’era decaduta. E a trovare una soluzione:  “la partecipazione dell’umanità”. Messaggio finale che Emanuele lascia alle parole di Bufalino ma che dimostrano una sua lettura consapevole, oltre che emozionata, della società degli uomini.

Simone Tallone