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24 agosto 2009
Politica nazionale
La conoscenza caccia la paura

Livia Turco ha presentato il suo libro "Il muretto Storie di ordinaria convivenza tra italiani e immigrati"



turco.jpgLivia Turco ha presentato, questo pomeriggio, nella libreria "Le Mille e una notte", alla Loggia dei Banchi, il suo libro Il Muretto. Storie di ordinaria convivenza tra italiani e immigrati, incentrato sul problema del rapporto tra gli italiani e gli stranieri immigrati; il titolo si richiama al noto muro costruito a Padova in via Anelli. L’incontro è stato introdotto da Rossella Ridella, del Partito Democratico di Genova, che ha ringraziato la deputata PD Turco per il suo impegno politico e istituzionale, e per ricordare come una nazione di 60 milioni di abitanti non possa essere rappresentata da un sentimento di paura e diffidenza. Livia Turco ha ricordato come la Festa Democratica sia una festa tra la gente e come sia necessario saper ascoltare le persone. Il libro non è un’opera da ‘scrittrice laureata’, ma fa parte dell’impegno e della passione politica che da sempre animano l’autrice. “Il muretto” racconta sei storie vere, vissute in prima persona dalla deputata PD, che si svolgono in sei luoghi diversi : Venezia, Padova, Torino (la sua città natale), Roma, Napoli e una sesta storia incentrata sul drammatico problema dello sfruttamento della prostituzione. I quartieri dove si è recata Livia Turco sono quelli maggiormente toccati dall’immigrazione e dalle relative problematiche: via Piave a Mestre (Venezia), via Anelli a Padova dove il sindaco ha costruito un muro per separare i cittadini esasperati da un escalation di criminalità, due quartieri della sua Torino al centro di fenomeni migratori come San Salvario e Porta Palazzo, il quartiere del Trullo a Roma, il centro storico di Napoli, tutti quartieri al centro di conflitti tra la popolazione residente e i nuovi arrivati, in zone già da tempo con fenomeni di degrado. L’insegnamento che Livia Turco ha tratto dalle visite in questi quartieri è che non esiste una “ricetta magica” costruita a tavolino per convivere, ma la convivenza va costruita giorno dopo giorno, e bisogna saper spiegare alle due comunità (italiani e immigrati) perché è utile saper convivere. Innanzi tutto, dobbiamo convivere con persone provenienti di provenienze geografiche e culture diverse perché conviene ad entrambi, l’Italia ha molti anziani e ha necessità di un ricambio generazionale specialmente nei lavori manuali; la seconda convenienza è che assieme si può combattere il degrado e la criminalità dei quartieri, spesso, infatti, nascono associazioni promosse da immigrati che aiutano la sicurezza delle città. Ma è soprattutto nella capacità di saper integrare che Livia Turco ha trovato testimonianze importanti, specialmente a partire dalla scuola, il primo luogo di integrazione fra culture diverse, portando l’esempio di un successo che sembrava impossibile : nel quartiere del Trullo a Roma dove c’è una forte presenza di campi nomadi (e dove sono accadute episodi di violenza) alcune insegnanti sono riuscite nel compito di far integrare dei bambini di etnia rom (considerati i più difficili in quanto a integrazione) cominciando a portare vestiti puliti, parlando con i genitori e riuscendo a far frequentare la scuola a questi bambini. Attualmente alcune madri di questi bambini si sono inserite nella società e svolgono il ruolo di mediatori culturali. In conclusione Livia Turco sostiene che il saper convivere con chi ha una cultura diversa rischia di non essere all’altezza dei tempi che viviamo, il sentimento di paura che si sta vivendo in Europa con partiti che propongono soluzioni estreme verso il fenomeno dell’immigrazione rischia di farci tornare a periodi bui della nostra storia che non vanno sottovalutati.

Fabio Mazzari