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27 agosto 2009
Politica nazionale
No al modello Lega

Marini e Fini alla Festa del PD


da www.partitodemocratico.it

Ripensare l’immigrazione e il rapporto con la chiesa.
Se c’è qualcosa che scava un solco tra le posizioni di Gianfranco Fini e quelle di Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, portando il presidente della Camera a confrontarsi con Franco Marini alla festa del PD sono proprio questi due temi, su cui finora si è caratterizzato il governo. Fini non lo dice apertamente ma è chiaro che anche per lui il governo è un governo ella Lega, con un PDL a rimorchio dei rozzi tentativi di costruzione di un’egemonia culturale leghista.
Sull’immigrazione, sulle polemiche e gli attacchi della Lega contro il Vaticano rifiuta di sentirne parlare come “propaganda quotidiana” la terza carica dello Stato: “Affrontare un tema così grande, con un'ottica riduttiva, che qualche esponente politico sembra avere rischia di non portarci da nessun parte. L'approccio emotivo e fondato soltanto sulla questione della sicurezza dei cittadini italiani è miope e sbagliato”. Questo perché si parla di uomini, non di criminali o lavoratori e i diritti “sono universali e non possono essere negati. Chi arriva in Italia è una persona. La distinzione tra regolare e clandestino non può essere la cartina al tornasole per orientare una politica. Di fronte a ciò, e alla portata biblica delle migrazioni, le risposte devono essere quanto più globali possibile, innanzitutto dalla parte ricca del pianeta nei confronti del Sud del mondo”.
E su questo Franco Marini scandisce:: "Le ronde non sono accettabili, i problemi dell'approccio portato avanti dal governo sul tema dell'immigrazione partono dal reato di immigrazione clandestina”.
Così l’ex presidente del Senato evidenzia come nel PDL non ci sia chiarezza sulla “mission”del partito tanto che Fini sente il bisogno di voler parlare “come uno dei fondatori del Pdl” spiegando come anche per loro sia necessario affrontare questo tema in modo diverso dalla lega: “Ho l'impressione che il Carroccio continui a guardare con lo specchietto retrovisore, al massimo al quotidiano. Se il Pdl produce una fotocopia della politica dell'originale, è naturale che l'originale sia sempre più gradito. Per questo è necessario che il Pdl affini l'approccio alla materia». Ma per Fini si al rigore e no a misure discriminatorie, xenofobe, razziste. Poi parla del decreto sicurezza: “Alcune politiche fatte in Italia non dovevano essere inserite in un provvedimento normativo e sono lieto che il Parlamento abbia detto di no. La norma che prevedeva che se un clandestino si presenta in ospedale non ha diritto di essere curato”.

Ma qui Marini lo bacchetta: "Non isoliamo la Lega come il male, è stato tutto il PDL a votare quella legge!!".

Inevitabilmente i distinguo dai leghisti arrivano sulla revisione del Concordato. Per Fini "bene la retromarcia, ma serviva scrivere quelle cose sulla Padania?".

La diagnosi di Marini è che ci sono stati due errori politici: "Il pirmo è sul diritto della Chiesa. Vale solo il principio di laicità, la chiesa esprime giudizi morali, come con le critiche al liberismo sfrenato. Ma tutti i politici devono rispondere solo alla propria coscienza".

Poi c'è l'errore culturale, "ci cui si sono accorti i Valdesi e Famiglia Cristiana. Se masse di diseredati e perseguitati fuggono per l'Italia è un miglioramento, ecco l'errore culturale dle governo.Non è pericolo ma ricchezza! E' così nell'industria di piattie posate a Vicenza, per la pesca a Mazara del Vallo, per l'agricoltura e la pastorizia, lavori che i nsotri ragazzi non vogliono più fare".
E poi serve "rispettare le regole, con fermezza. ma non vediamo nelle persone dei criminali,che dignità c'è nel tenere una persona da 2 a 6 mesi in un ctp? E' una carcerazione, non invochiamo scorciatoie che possono essere ridicole o pericolose".

Un'analisi che Fini afferma di condividere in pieno.
Tocca anche a lui affrontare i temi etici, su cui da mesi si distingue di più dal suo partito. “Non credo che si tratti di favorire la morte ma di prendere atto della impossibilità di impedirla, affidando all'affetto dei familiari e alla scienza dei medici la decisione. Non voglio fare nessuna crociata contro i cattolici, per i quali ho il massimo rispetto ma chi dice che su queste questioni decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale. Io dico di no, spetta al Parlamento decidere”. Da qui inizia un lungo passaggio in cui spiega di non avere il dono della fede ma di non poter accettare la contrapposizione tutta italiana tra laici e cattolici. Ogni cittadino e ogni parlamentare - ribadisce - deve rispondere alla sua personale coscienza. Su questioni relative alla vita e alla morte non ci può essere un vincolo di maggioranza o di partito”.
Il no al modello Lega c’è anche sulle gabbie salariali che definisce antinazionali. E’ sulla crisi economica che per Marini servirà anche un confronto, con noi e con i sindacati perché “bisogna correre il rischio di impegnare una cifra pari ad un punto di pil per difendere il lavoro e le imprese e intanto dare corso alle innovazioni contrattuali già sottoscritte. Le aperture della Cgil devono essere apprezzate e messe alla prova'. L'ex presidente del Senato Franco Marini, ospite della Festa del Pd insieme al presidente della Camera Gianfranco Fini, invita il governo 'ad aprire il confronto con le parti sociali e a venire in parlamento per il confronto con l'opposizione'.
Durante tutta l'intervista, Marini ha molto insistito sulla necessità di affrontare di petto la crisi economica. E ha assicurato la disponibilità al confronto del Pd che 'non mancherà di avere un atteggiamento costruttivo' davanti a misure necessarie per sostenere il sistema produttivo. 'Noi siamo - ha affermato Marini - per il bipolarismo e ci sentiamo alternativi alla destra che governa il paese. Ma e' proprio lo spirito di un bipolarismo sano, dinanzi ai problemi del paese e a vitali interessi dei cittadini, non rifiutare l'assunzione delle proprie responsabilità'.

Ma.Lau.