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6 settembre 2009
Politica nazionale
Il noi di Veltroni

“Il volume è un atto di amore verso l’Italia"


1943-1963-1980-2025. Quattro punti fermi  nella storia di una famiglia italiana, la famiglia Noi, lungo un percorso che dura più di ottant’anni.  Il film di ciò che siamo stati e di quello che diventeremo. Quattro  storie, raccontate attraverso gli occhi di un bambino, che accumunano tutti gli italiani. E tra loro anche molte persone arrivate alla sala Guido Rossa della Festa Democratica Nazionale per ascoltare Walter Veltroni nella presentazione del suo ultimo  libro, intitolato appunto “Noi” (Rizzoli).

“Il volume –spiega l’autore– è un atto di amore verso l’Italia. Un paese fantastico, ma che si è costruito anche attraverso molte disgrazie. L’idea di scriverlo mi è venuta qualche anno fa, durante un viaggio con alcuni ragazzi ad  Auschwitz e Birkenau. Il momento più coinvolgente della giornata era la sera, quando tornati in albergo, ci si scambiava idee, racconti, emozioni, nello spirito che ognuno dovesse donare qualcosa all’altro. Ed è in questo spirito che ho  voluto scrivere il libro, dedicato a Vittorio Foa, un uomo con grande ottimismo e senso dell’unità della sua famiglia politica e una grande cifra morale”.
Gli anni scelti da Veltroni a simbolo delle diverse epoche riportano all’ultima fase del fascismo, con il bombardamento di Roma del 19 luglio e la deportazione degli ebrei del 16 ottobre 1943. Nel 1963 protagonista è invece un’Italia che sboccia, serena e meravigliosa, nel boom economico, “la più bella Italia che mi sia capitato di vivere” commenta Veltroni.

“Il 1980 è l’anno peggiore – prosegue l’autore Veltroni - è l’anno del terremoto in Irpinia, del terrorismo e della strage di Ustica”.
L’approdo al futuro del libro data 2025. E Veltroni immagina cosa sarà l’Italia di allora “con  una sorta di regime paternalistico in cui la società è pervasa da un grosso egoismo, ma poi c’è comunque una speranza”. Quella dell’adolescente Nina che vuole costruire la sua vita preservando le esperienze uniche e irripetibili di coloro che l’anno preceduta.
Il racconto di Veltroni non è un semplice viaggio nel passato tinto con i colori della nostalgia. E’ lontano da una visione manichea della realtà, Noi è una fotografia della nostra realtà con tutte le sue sfumature.
“Nel raccontare queste vicende – prosegue l’autore Veltroni  - ho voluto evitare un tono ideologico o dottrinale.  Non tutte le cose possono essere bianche o nere e ogni esperienza di vita ha dentro di sé tantissime contraddizioni.  Nella storia italiana spesso è successo che si dovesse decidere tra i propri valori e i propri affetti”.

Dalle vicende narrate sulle pagine di “Noi” all’attualità della cronaca di questi giorni il passo è breve. E fa entrare in campo il Veltroni politico. Che commenta: “Quando sento parlare di omofobia, della priorità di questo e di quello, degli episodi di intolleranza verso gli immigrati,  vedo i prodromi di quell’orrore che il nazismo ha consegnato all’umanità. La mia ossessione è quella di vedere una società che si sta sfarinando, dove conta l’idea che esisto solo io. O riscopriamo la bellezza dell’altro, oppure saremo costretti a un destino di violenza. Un cittadino straniero che viene qui e rispetta le leggi è mio fratello, se non lo fa non è mio fratello. Con il professor Vassallo presenterò un disegno di legge che poi proporrò a tutte le forze politiche tranne una per non farmi ridere dietro. Un disegno di legge per consentire agli immigrati che vivono in Italia da cinque anni di votare alle amministrative e partecipare alla decisione pubblica”.

Partendo dalla scrittura del libro Noi, nella sala Guido Rossa c’è tempo per tornare sulla decisione di Veltroni di dimettersi anzitempo dalla carica di segretario nazionale del PD.
“Ho preso questa decisione – racconta Veltroni - senza sbattere la porta o concedere interviste aggressive. Tanti per strada mi hanno fatto le condoglianze in vita ma io avevo capito che se fossi rimasto il fuoco amico avrebbe fatto danni non tanto a me, quanto al Partito Democratico. Dovevo scegliere se privilegiare me o il progetto del PD”.

Un progetto in cui Veltroni ancora crede, ma con delle idee precise.
“Siamo partiti da una situazione drammatica con il governo in carica che aveva dimezzato il suo consenso  riflette Veltroni - . Noi siamo riusciti a passare dal 22 al 33,7%, la cifra più alta mai raggiunta in Italia da un Partito riformista. Da lì bisognava avere il coraggio di andare avanti”.
Avanti sulla strada del riformismo, che è “la capacità di cambiare le cose presenti – spiega Veltroni - , non dimentichiamo che nella vita politica spesso i più grandi riformisti sono stati uccisi, perché sono quelli che scuotono il potere, che cambiano le cose. L’Italia ha bisogno di una grande stagione riformista e il PD deve avere un’ambizione maggioritaria, altrimenti troviamo il coraggio di chiamare il partito con un altro nome. Questo non significa che io creda nell’autosufficienza del PD, sarebbe da cretini, però penso che il Partito Democratico debba  essere il perno di un’alleanza di centro sinistra sulla base di un programma autenticamente riformista”.
Alle porte del Congresso nazionale Veltroni  ribadisce di non voler entrare nelle vicende congressuali  ''per non tornare a vecchi schemi, ma anche se non sono nel cimento politico quotidiano, resto impegnato nelle battaglie civili ed ideali''.