
7 novembre 2009 Politica nazionale
Franceschini: "E' tempo di una stagione di unità e Bersani saprà rispettare il pluralismo"
L'intervento dell'ex segretario all'Assemblea Nazionale del PD

Se la domanda oggi è quella "di assumerci la responsabilità di sostenere lealmente chi guida il Pd, noi diciamo di sì”. Dal palco dell'assemblea nazionale Dario Franceschini incassa l'applauso più lungo della giornata dicendo senza mezzi termini di essere al fianco di Bersani nella nuova fase del Pd. Se quella delle primarie è stata la vittoria di tutti, come Bersani ha detto il 25 ottobre, frase che campeggia sugli schermi della Fiera, Franceschini risponde: "Se ci saranno sconfitte, saranno le sconfitte di tutti noi. Area democratica e' nata per rappresentare posizioni politiche, non per avere dei posti. Lo dico a Pier Luigi Bersani, io sento il debito verso il milione di persone che ci hanno votato, e lo dico anche a Marini che ha parlato seguendo il suo istinto protettivo nei nostri confronti: Area democratica e' nata per proporre idee politiche non per chiedere posti. La scelta di fare un vicesegretario e non due e' una scelta di Bersani ed e' una scelta legittima, non commettiamo due volte lo stesso errore. Non deve esserci un'articolazione troppo forte del dibattito". Nell’intervento di fronte all’Assemblea ha indicato alcuni punti da portare avanti come il processo di semplificazione del centrosinistra: “'Lavoriamo alle alleanze anche all'allargamento, anche ad includere l'Udc, ma non torniamo alla frammentazione dell'Unione''. Franceschini ha poi difeso lo sbarramento del 4% da lui appoggiato nella legge elettorale per le europee, anche se ha assicurato di non essere d'accordo su una analoga soglia da introdurre per le regionali, ed ha ammonito: “Non commettiamo errori, non appaltiamo ad altri le funzioni di rappresentare aree politiche, del centro o della sinistra''. Se il segretario nella sua relazione ha evitato toni eccessivamente polemici nei confronti di chi ha lasciato il partito accusando Bersani di portarlo a sinistra, è stato l’ex leader Franceschini, dal palco dell'assemblea nazionale il più duro: "Francesco Rutelli non può fare un bilancio il lunedì mattina dopo l'elezione di Bersani. Se lo si fa vuol dire che si e' scelta una strada qualche mese prima. E allora, andava detto qualche mese prima ,il suo è un errore grave di ingenerosità. Ma il Pd e' nato sul rispetto delle diversità, come luogo in cui tutti si sentono a casa, non deve essere un partito identitario, né deve essere un partito in cui prevale una identità sulle altre”. Ma con le primarie “la nostra gente è stata più avanti di noi, andando alle primarie dopo il dibattito tra di noi. Stiamo vivendo una seconda nascita, abbiamo provato che il partito esiste, non dobbiamo avere lo stesso timore che il dibattito sia troppo articolato. Serve il coraggio di affrontare un dibattito vero e siamo convinti che Bersani saprà tradurre il pluralismo delle opinioni - ha aggiunto Franceschini - ma noi siamo qui per lavorare insieme non per rivendicare qualcosa. Bersani ha recuperato le sensibilità delle mozioni alternative alla sua. La sua relazione è stato il primo passo verso l'esigenza di ascoltare e fare sintesi. Ho fiducia che il segretario saprà tradurre nelle linee politiche il rispetto del pluralismo", ha detto il segretario uscente. “E’ tempo di una stagione di unità, adesso il nostro compito è quello di sostenere lealmente chi guida il partito. Noi, Pier Luigi, faremo così”.

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