
25 novembre 2009 Cultura e sport
Perché uno storico fa il pieno al Ducale come fosse una rockstar
Lettera al Secolo XIX di Andrea Ranieri, assessore alla Cultura del Comune di Genova

Laura Sicignano, che è stata incaricata dai promotori del ciclo di conferenze sulla storia di Genova - la casa editrice Laterza, la Fondazione Edoardo Garrone, la Fondazione del Ducale - di fare da apripista ai diversi conferenzieri, lunedì sera ha paragonato il pubblico entusiasta che gremiva le Sale del Maggiore e del Minor Consiglio di Palazzo Ducale per la conferenza di Franco Cardini sulla prima crociata, a quello di un concerto rock. Un concerto magari di qualche anno fa, vista l'età di gran parte dei partecipanti, ma piacevolmente contaminata da una fetta consistente di pubblico giovane che ai concerti rock ci va ancora. In percentuale comunque più alta della normale presenza di giovani a manifestazioni politiche. Un pubblico comunque in grado di apprezzare le finezze argomentative di Cardini, e di coglierne il messaggio di fondo: Genova, unico Comune che nasce riconoscendosi come collettività nel racconto di uno storico, Caffaro di Rustico, che della serata di ieri era l'eroe, e consolidando sul suo territorio, nelle sue istituzioni, la presenza e Ia vocazione "globale" sulle rotte e sulle sponde meridionali e settentrionali del Mediterraneo. Credo che il racconto di lunedì sera, e soprattutto la voglia delle persone confluite al Ducale di ascoltarlo, diano alcune utili indicazioni per le scelte politiche dell'oggi. La prima è che sta crescendo l'insofferenza delle persone ad essere schiacciate sul presente. Dai media, dalla politica, dall'economia e dalla finanza. Di un mondo che sembra annegare nell'eterno presente della cronaca le inquietudini di una crisi epocale. Le persone confluite al Ducale hanno voglia di rialzare la testa, di pensare nei tempi lunghi della storia. Di riconquistare il proprio passato per progettare il proprio futuro. La seconda è che la globalizzazione enfatizza anziché annullare la voglia di identità. Di ridefinire se stessi per non annegare nel mare della comunicazione, dell'informazione, deIl'economia globalizzata. La città, la storia della propria città, con la propria specificità irripetibile, appare come il balcone più solido per affacciarsi nel mondo che cambia. Soprattutto quando, come per Genova, la propria storia è da sempre intrecciata con il mondo, con altri popoli, con altre culture, dentro quella "biblioteca delle diversità" che è il Mediterraneo. Poco distante dal Ducale, alla sala Borsa di Via Venti Settembre, si è aperta nello stesso giorno la settimana internazionale dell'economia. In quella sede Paolo Odone, per la Camera di Commercio e Amedeo Amato per l'Istituto Internazionale dell'Economia, hanno spiegato, cifre alla mano, che il futuro possibile per lo sviluppo di Genova passa dalla capacità di intessere rapporti e alleanze con la sponda Sud del nostro mare. Il Mediterraneo, che è Stato la culla della nostra identità, appare come la prospettiva più realistica e seria per immaginare il nostro futuro. Franco Cardini ci ha spiegato come siamo forse l'unica città che ha avuto origine da una narrazione, l'appassionato racconto di Caffaro dei pellegrinaggi religiosi, commerciali, guerrieri, dei nostri antenati per il nostro mare. Abbiamo più che mai bisogno di una nuova narrazione che ci apra al futuro. La Biennale del Mediterraneo sulla Scienza e la tecnologia che Genova ospiterà nel 2010 può essere un primo, fondamentale capitolo di questo nuovo racconto. Andrea Ranieri

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