
17 dicembre 2009 Economia e lavoro
I protagonisti del mondo produttivo al seminario del PD Liguria
Gli interventi di Anna Castellano, Piero Massa, Luigi Merlo, Renzo Miroglio, Felice Negri, Pierpaolo Puliafito, Umberto Risso e Andrea Sanguineti

“Quella di Caselli è stata una vera lectio magistralis, che può anche un po’ spaventare – apre la tavola rotonda Stefano Zara, Dipartimento Economia PD Liguria - . Però noi nella nostra tavola rotonda cercheremo di tener presente lo scenario su cui lavorare, da dove veniamo e dove possiamo andare. Abbiamo cinque anni di legislatura e dobbiamo avere un programma realizzabile in questi cinque anni". Il dibattito parte dal tema dei porti, dei trasporti e della logistica con gli interventi del presidente dell’autorità portuale Luigi Merlo e di Pierpaolo Puliafito, Università di Genova, Facoltà di Ingegneria. A loro un interrogativo: oggi sembrano decollare molte opere a Genova come Terzo Valico, nodo ferroviario, tracciato metropolitano, Piano Urbanistico della Mobilità. "Nei prossimi cinque anni, posto che tutto questo prenda il via, cosa possiamo fare per l’economia della regione - prosegue Zara - , visto che ci vorrà tempo per arrivare al completamento di queste opere?”. “Il tema della portualità vive una fase delicata – prende la parola Luigi Merlo - , sarebbe importante chiarire qual è la posizione che il Pd vuole assumere a questo proposito. Ci sono state vicende difficili, criticità ed errori. Ora abbiamo la necessità di assumere decisioni e di portare avanti un processo di riformismo assolutamente indispensabile. Bisogna capire se il Pd vuole essere un partito che si cimenta in una progettualità riformista, in sintonia con quello che sta succedendo a livello europeo, o se invece ricade su posizioni di conservazione che sono sì più facili, ma portano al deperimento e alla morte del porto stesso. Genova ha cambiato molto di se stessa, sacrificando il porto. E mentre gli altri crescevano del 200 per cento, noi ci sviluppavamo del 10, mentre partiva l’alta velocità in tutta Italia, noi continuavamo a discutere, senza che nulla fosse fatto per dimostrare che la città, insieme al porto, volevano crescere. Ecco perché ho voluto dare una priorità: far partire le opere pubbliche". Il Porto di Genova sta portando avanti 500 milioni di interventi, attuando il piano regolatore, con le 4 gare da assegnare entro dicembre. Fra quattro anni al massimo la potenzialità del porto sarà doppia, e potenzialmente potrà movimentare oltre 4 milioni di contenitori. "Ma non vorrei - commenta Merlo - che fra 4 anni quando le opere saranno finite, mi rimprovereranno che abbiamo fatto troppo presto perché le reti autostradali e ferroviarice non saranno pronte". Cosa possiamo fare allora per attutire? "Innanzitutto tracciare il nodo di San Begnino - è il presidente dell'autorità portuale genovese a indicare le priorità - . In secondo luogo il cantiere della nuova viabilità di Cornigliano avviato oggi. Terzo: la nuova sopraelevata portuale, a condizione naturalmente che il Governo mi dia i 70 milioni promessi per l’accordo su Cornigliano. Infine, visto che non ci sarà nessuna infrastruttura ferroviaria, ci vorrebbe una politica regionale che incrementi l’utilizzo notturno della rete ferroviaria per i merci, attraverso una legge che contribuisca a ridurre i costi del trasporto ferroviario extra porto, così come fatto dall’Emilia Romagna un mese fa. Inoltre serve anche una politica di coordinamento della regione sulla contestualità dei cantieri. Sicuramente il nodo partirà, mi auguro anche il Terzo Valico. Senza dimenticare un altro fattore: l’impegno europeo per il corridoio 24 Genova- Rotterdam. Tedeschi, olandesi, belgi francesi, stanno facendo la loro parte. Manca però il segmento Genova Milano. Se questo elemento si viene ad interrompere, il collegamento con l’Europa, tenendo conto che secondo me la Torino-Lione non si farà mai, sarà perso e l’isolamento del Paese sarà pesante". L’alternativa è accelerare il corridoio ligure: il raddoppio della Genova-Ventimiglia come interlocuzione e riferimento con la Francia. L’interconnessione con il Nord Ovest. "Altro compito per la Regione: legiferare sull’organizzazione dei sistemi, con una pianificazione dal punto di vista logistico e un coordinamento per piani regolatori portuali - conclude Merlo - . Bisogna recuperare però un gap, perché le risorse sui trasporti sono sempre state deficitarie. Il Governo centrale ha tagliato i trasferimenti alle autorità portuali, ha trasferito sulle regioni tutti i costi del trasporto gomma e treno, l’unico nostro federalismo fiscale che ci rimane è dunque il porto. Ma su questo punto dobbiamo portare avanti una battaglia politica forte, perché se non lo fa Genova e la Liguria, in Italia non lo fa nessuno. Consegniamo ogni anno ben 4 miliardi senza avere un euro di ritorno. Serve una rivendicazione politica forte sul ruolo dei porti liguri dal punto di vista della funzione a servizio dello stato. Non inseguiamo la polemica quotidiana dell’attribuzione delle colpe, come Pd siamo in grado di consegnare un disegno strategico e rivendicare una politica nazionale più forte autorevole e incisiva”. Invita a guardare oltre gli stretti confini liguri anche il professor Pierpaolo Puliafito. “Partiamo dalla questione della macroregione – interviene -. La mia convinzione è che siamo una regione troppo piccola per affrontare problemi in termini di risorse economiche. Il nostro tessuto economico è fatto di piccole e medie imprese ma a Savona e La Spezia abbiamo anche potenzialità d’impresa rilevanti a livello nazionale, poi abbiamo il turismo e la logistica, con i porti patrimonio da valorizzare. Molte questioni quindi che riguardano le attività politiche regionali, sociali e produttive sono di interesse extraregionale. Faccio riferimento a un iniziativa: esiste un progetto di nome Nord che cerca di valutare un sistema che tenga conto delle reciproche connessioni seguendo argomenti rilevanti quali i distretti industriali, le infrastrutture, il lavoro, la logistica portuale. Ne fanno già parte Piemonte, Lombardia, Veneto e c’è il tentativo di far entrare la Liguria. Dobbiamo fare un piano strategico. Sulle infrastrutture il punto fondamentale sono i nodi ferroviari: con l’alta velocità come Liguria rischiamo di essere fatti completamente fuori. Siamo quindi obbligati a patrocinare il Terzo Valico anche se è tutt’altro che sufficiente. Le ferrovie devono immaginare un sistema ferroviario all’altezza del mondo in cui viviamo". Un’altra questione da affrontare sono i problemi di breve e medio termine. "Nell’ambito della gestione dei problemi logistici, dobbiamo raggiungere un livello di qualità tale da avere affezione da parte dei clienti, problema invece molto trascurato - prosegue Puliafito - . Se dobbiamo convincere qualcuno della strategicità delle nostre imprese, serve immaginare sistema di informazione pubblica. Ultimo nodo: l’innovazione tecnologica. In questo momento ci sono numerosi progetti rilevanti nel settore dell’infomobilità, dove le imprese liguri risultano protagoniste. Bisogna chiedere che la Regione svolga a questo proposito un ruolo strategico in questo settore, perché troppo spesso le opportunità di innovazione vanno perse. Per esempio potrebbe lanciare programmi complementari, incentivando la promozione della diffusione tecnologie, così le imprese liguri sarebbero detentrici delle tecnologia per il funzionamento stesso dei porti. Mi sembra molto importante che il partito prenda atto di questa realtà”. Dal tema delle infrastrutture al fronte della produzione, con il mondo dell’industria, del commercio, dell’artigianato, del turismo protagonista al seminario del PD. “La settimana prossima ci riuniremo per elencare pochi punti essenziali da presentare ai due candidati per farli inserire nei loro programmi elettorali - interviene Umberto Risso, Confindustria Liguria - . In Liguria assistiamo a un fenomeno: si continua a ripetere e a parlare dei problemi, mentre per le aziende e per il tessuto produttivo la mancanza di certezze dei tempi diventa davvero terrificante. Siamo nel pieno della crisi, la Liguria ne è entrata più tardi e forse ne uscirà ugualmente più tardi, ecco perché alcune cose dovranno essere chieste e mantenute, rispetto a quello che già è stato fatto dall’attuale giunta. Ad esempio, partendo dalle infrastrutture, il terzo valico va sicuramente iniziato, iniziando dal nodo di S. Begnino. Altro problema per le aziende sono le procedure. Abbiamo leggi analoghe all’Europa, la cui applicazione però è ancora peggiorativa e i tempi infinitamente più lunghi. Praticamente non hai mai la certezza di aver finito un percorso autorizzativo. La Liguria ha delle potenzialità, dobbiamo però essere capaci di creare condizioni di attrattività. La politica deve avere il coraggio di saper gestire sia il consenso sia il dissenso. Non è possibile sottostare a tutti i comitati. Il problema di rendere attraente il territorio, anche con energie nuove da fuori, dobbiamo porcelo tutti e a tutti i livelli. Non ci sono ricette particolari, ma metodiche da far applicare, in primis risposte certe alle aziende”. In un periodo di profonda crisi economica, l’unico settore che sembra tenere è proprio quello turistico. Lo confermano i dati degli arrivi in Liguria, che testimoniano un cambiamento della domanda rispetto a un tempo. Un crescere del turismo di qualità, come spiega Anna Castellano, presidente STL del Genovesato. “Innanzitutto il turismo deve essere considerato industria, è questa la chiave per avere un approccio sistemico e non frammentario al settore – esordisce Anna Castellano - . Il settore terziario è una specie di amalgama, in cui rientrano dall’agricoltura ai servizi e questa classificazione dà dimostrazione di un quadro di poca chiarezza. Negli ultimi anni gli addetti nel terziario sono aumentati, passando dai 417 mila del 1996 ai 502 mila del 2008. Assistiamo quindi a una situazione di crescita e trasformazione, in un quadro di globalizzazione che dà alcuni problemi, ma anche nuove opportunità. Oggi, pur in un periodo di crisi economica, il turismo, con luci e ombre, sembra andare controtendenza: in Liguria abbiamo registrato meno presenze e più arrivi. Una certa tenuta quindi, più forte a Genova e nelle Cinque Terre, mentre si è visto un calo a Imperia e a Savona. E da sottolineare un progressivo aumento del turismo di qualità, con presenze più brevi ma molto frequenti. Però c’è anche un dato preoccupante, un calo dell’occupazione nel settore, non fortissimo ma da tenere sotto controllo: il fatto di avere un analogo numero di presenze e arrivi, non significa perciò uno stesso volume di affari”. In questo quadro di cambiamento del settore turistico le istituzioni hanno ricoperto un ruolo da protagoniste, facilitando il cambiamento con investimenti nei servizi, aiuti alle imprese, la nascita dei Civ, il sostegno all’innovazione, alla ricerca, alla riqualificazione delle strutture. Dal punto di vista organizzativo c’è stato il superamento della Apt con un nuovo assetto e la nascita dei Sistemi Turistici Locali. “Però non sono state definite bene le funzioni dei diversi attori – commenta la presidente del STL genovese - arrivando a troppe sovrapposizioni tra enti pubblici e privati, con il risultato di avere poca chiarezza e uno spreco di risorse. Oggi occorre superare queste frammentazioni”. “Noi possiamo dare un ruolo forte al terziario se ne siamo convinti – conclude Anna Castellano - . Per molto tempo l’identità turistica di Genova è stata vissuta con molta diffidenza. Oggi invence, come testimonia un’indagine recente dell’Università di Genova, i cittadini di Genova giudicano la loro città prima di tutto come città turistica e culturale. Da questo dobbiamo partire e sostenere ancora di più il settore, superando le iniziative sporadiche e assumendo una visione di medio e lungo periodo. E poi dobbiamo avere il coraggio di fare richieste alla politica nazionale, ad esempio in Germania di fronte alla crisi si è abbassata l’Iva negli alberghi. In Italia no”. Protagonisti alla tavola rotonda organizzata dal PD Liguria anche gli operatori economici e gli artigiani. “La piccola impresa e i commercianti hanno diversi problemi – spiega Felice Negri, rappresentante CCIA Genova - . Innanzitutto la burocrazia soffocante che si coniuga spesso con un fisco feroce. Solo grazie alle Associazioni di categoria riusciamo a tutelarci. E in questo senso la Regione avrebbe il potere per intervenire in materia fiscale. E poi l’accesso al credito, difficile per noi. Le banche non ci sono amiche, il loro primo obiettivo ovviamente è non rimetterci. Per fortuna ci sono i nostri Consorzi fideiussori. Anche in questo senso i futuri governatori della Regione dovranno arrivare al fondo del problema. Poi vorrei sottolineare che l’artigiano spesso risente nella crisi della grande impresa, però comunque ci difendiamo bene. In Liguria artigiani e commercianti sono tra le realtà economiche più numerose e quindi vogliono risposte chiare. Noi artigiani siamo duttili come l’oro, ci adattiamo al momento e mutiamo repentinamente, sappiamo lavorare. Mi auguro che la futura Amministrazione della Regione comprenda queste cose e per quanto sarà possibile ci possa aiutare”. Il tema del lavoro al centro del seminario programmatico del PD Liguria, in giornate in cui la crisi porta all’attenzione di tutti situazioni drammatiche in Liguria. “Crisi pesante nel lavoro dipendente – commenta Stefano Zara - , ma con grosse sofferenze anche nella filiera dei precari, dei piccoli produttori e dei professionisti. Non possiamo più permetterci di distinguere il dipendente dal lavoratore autonomo o dal piccolo imprenditore”. E a tutelare gli interessi dei lavoratori le sigle sindacali intervenute al seminario del PD Liguria. “La prima questione da rimarcare è che il sindacato, gli industriali, e mi auguro anche il PD, devono mettere al primo posto il fatto che senza industria manifatturiera non c’è futuro nel nostro Paese – ha sottolineato Andrea Sanguineti, segretario regionale CISL Liguria - . Se la Liguria e l’Italia si sono difese è perché c’è ancora l’industria manifatturiera. Nel 2008 come CGIL, CISL, UIL abbiamo firmato con la Regione Liguria un Patto per lo Sviluppo Competitivo del Sistema Produttivo Ligure. E questa è una buona partenza. In questo patto abbiamo indicato alcune scelte imprescindibili su cui puntare. Innanzitutto il ruolo della tecnologia, della ricerca. Nel patto in questo senso abbiamo segnalato due priorità: favorire la nascita di relazioni stabili tra il sistema della ricerca pubblica, privata, l’Università e le imprese e pruomovere partnership internazionali per il trasferimento nei settori dell’innovazione e della tecnologia. Sempre nel patto abbiamo rimarcato l’importanza della questione energia, settore nel quale la Liguria ha forti competenze e potenzialità e che ci auguriamo sia al centro del programma del PD. Sulla questione delle infrastrutture credo importante ci sia una forte connessione con Lombardia e Piemonte. Infine il tema del federalismo fiscale, che non deve essere solo un’etichetta, uno slogan, senza nessun ritorno vero sul territorio”. A concludere la tavola rotonda all’Hotel Plaza è stato Renzo Miroglio, segretario generale CGIL ligure, che ha dato una fotografia della crisi in Liguria. “Dal giugno 2008 al giugno 2009 in Liguria si sono persi 19mila posti di lavoro ed è possibile che il 2010 sia l’anno horribilis e questo dato si amplii notevolmente, visto che ci trasciniamo gli effetti della crisi e se consideriamo che strumenti come quello della cassa integrazione non sono eterni – spiega Miroglio - . Di questi posti di lavoro perduti la maggior parte interessa il terziario, lavoratori atipici, spesso di fatto dipendenti ma contrattualmente inquadrati come autonomi. Questo dato non trova riscontro in quello della disoccupazione, vuol dire che queste persone hanno rinunciato a cercare un nuovo posto di lavoro, andando a gravare sul bilancio della famiglia. In questa situazione si registra un dato interessante: la tenuta del settore industriale, coperto dagli amortizzatori sociali, anche se ci sono degli scricchiolii. In Liguria la maggior parte delle nostre imprese (il 96%) hanno meno di dieci dipendenti. Per queste piccole e medie imprese la Regione, concertando con le associazioni datoriali e i sindacati, ha messo in campo diversi strumenti atti ad affrontare la crisi, come il Confidone, il Patto per lo Sviluppo e il Piano straordinario per il Lavoro, a tutela e sostegno dei lavoratori che non sono coperti dalla cassa integrazione. Tutto questo nel nulla della politica nazionale a sostegno dell’impresa, a parte qualche finanziamento agli amortizzatori in deroga. Alla grande impresa ovviamente servono risposte diverse da parte della politica e delle istituzioni che devono innanzitutto fare delle scelte chiare sul piano delle infrastrutture, della formazione, della ricerca, dell’ambiente. E di grandi imprese, quelle che fanno innovazione e competizione sul mercato internazionale, ne abbiamo sul nostro territorio: Finmeccanica, Ansaldo, Fincantieri, Piaggio, Bombardier, Esaote, Oto Melara. Queste realtà si aiutano se si assecondano le loro possibilità di sviluppo”.

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