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24 dicembre 2009
Economia e lavoro
Il lavoro non torna

Lettera al Secolo XIX di Sergio Cofferati, coordinatore per il gruppo S&D della Commissione Crisi dell'UE


Un grave rischio incombe sull'Europa, quello dell'esplosione di una rapida, consistente e ulteriore diffusione della disoccupazione.
Così forte da far diventare la perdita o la rnancanza di lavoro, in più Paesi, una vera emergenza sociale.
Le diverse scuole di pensiero economiche, che il Parlamento dell'Unione Europea, attraverso la Commissione speciale sulla crisi, ha incontrato, concordano su due esigenze generali.
La prima riguarda le politiche finanziarie. Dopo il crollo di alcune banche americane che ha innescato la crisi e dopo le rilevanti e consistenti difficoltà dei principali istituti europei, si sollecita una nuova e più efficace regolamentazione del mercato e si invoca una supervisione da assegnare ad autorità specifiche, da parte dell'Unione Europea. Queste novità sono considerate necessarie e urgenti ma nessuno sostiene che siano in grado di evitare nuove bolle speculative e dunque altre crisi a breve. E' facile immaginare che tanta prudenza sia generata anche dalle recenti vicissitudini e guai finanziari del Dubai. Questa incognita sul futuro prossimo è accompagnata dalle conseguenze degli altri eventi previsti concordemente e che riguardano le economie e l'occupazione. Sostengono gli economisti che alla fine della crisi finanziaria in corso, che si potrebbe consolidare tra qualche mese, non corrisponderà un'adeguata ripresa economica. La ripresa avrà valori molto contenuti, non avverrà prima di due o tre anni e per un tempo lungo non sarà in grado di creare nuova occupazione aggiuntiva. Questo stato delle cose impedirà a molte persone che oggi sono senza lavoro e sono protette in vario modo da ammortizzatori sociali di rientrare nei loro luoghi iniziali di attività e a moltissimi giovani che finiscono il ciclo scolastico, addirittura, di accedere al primo impiego. I dati dell'Ocse che riguardano l'Europa sono eloquenti (e impressionanti). Nell'insieme dei Paesi OCSE la disoccupazione nel dicembre 2007 era del 5,6 %, nel settembre del 2009 dell'8,6 %. Questo salto ha prodotto nell'Unione 5,5 milioni di nuovi disoccupati. Il soggetto maggiormente colpito sono i giovani, per quelli con meno di 24 anni la disoccupazione in Italia e Francia è attorno al 25%, in Spagna raggiunge il 36%. E questi sono numeri destinati a crescere sensibilmente. Alla domanda scontata: che cosa occorre fare? Risponderei che serve in primo luogo avere conoscenza precisa della situazione. Non per creare paura ma per costruire consapevolezza. E poi promuovere rapidamente politiche economiche e fiscali uniformi in Europa e tutele efficaci per i disoccupati in ogni Paese dell'Unione. Per queste ragioni se guardiamo all'Italia di queste ore appare incomprensibile la "distrazione" del Governo su questi temi, partendo dal superamento delle disuguaglianze esistenti negli ammortizzatori e nei diritti. Differenze che penalizzano duramente in particolare i giovani, e che, come ha chiesto il Governatore della Banca d'Italia devono essere superate in fretta. II tempo disponibile è davvero poco.