Home page Home page Vai alla scheda di adesione



15 dicembre 2007
Porto
 “Governare il porto: idee a confronto”

L'incontro pubblico con i candidati: Luigi Merlo, Mario Margini e Carlo Costa


Palazzo S.Giorgio: la sala delle Compere è gremita di gente. Dalla storica urna viene estratto a sorte l’ordine di intervento dei tre candidati alla presidenza dell’Autorità Portuale. Una ventina di minuti a testa, Mario Margini, Paolo Costa e Luigi Merlo, spiegano e disegnano la loro idea di porto.
Introduce Claudio Burlando promotore di questa giornata:
“Tipico momento genovese all’insegna della tensione? - apostrofa il presidente della Regione - No, oggi siamo di fronte a un passaggio molto importante. E’ una sfida aperta, pubblica, limpida, un valore aggiunto di cui rivendico la trasparenza. Abbiamo di fronte tre personalità forti e il fatto che svolgano attività politica non è una diminuzio. A fine settimana, dopo aver ascoltato le opinioni del mondo del lavoro, dell’impresa e del territorio, sarò in grado

di dire la proposta che mi è sembrata più adatta e condivisa”.
Ma è ancora presto per le decisioni, il vero protagonista è il porto di Genova. La parola, in apertura e chiusura, spetta al presidente uscente Novi.
“Siamo il primo porto in Italia, con un aumento del traffico generale del 5%, primo porto per il progetto telematico e la pianificazione della sicurezza.

Europei lo siamo sempre stati, da mille e più anni. Ma stiamo parlando di una macchina complessa, ci sono punti di criticità che è necessario affrontare, primo fra tutti la litigiosità che porta alla paralisi, come dimostra la questione di calata Bettola”.
La sfida non è tra i candidati, ma è il porto stesso, la gestione che ne verrà fatta, il suo rapporto con la città, il ruolo che Roma vorrà o non vorrà affidargli per vincere la competizione con gli altri grandi scali europei.
“Per il nostro porto è un buon momento. Ci sono i presupposti perché migliori. L’orografia difficile ha impedito i collegamenti, ma stiamo operando per crearli - spiega Burlando - . La Repubblica di Genova ha fatto tutto, nella sua antica storia, tranne la ferrovia. Se passa la Finanziaria, la faremo.

L’extragettito, infatti, ci permetterà di disporre di 5 miliardi, così potremmo collegare il primo bacino italiano con l’Alta Velocità e competere con i grandi scali europei. La sfida per consolidare la nostra leadership è iniziata, da qui a 10 anni possiamo vincerla".
Primo candidato, nominato dalla Camera di Commercio, prende parola Mario Margini:
“Il Porto è l’anima della città, il punto da cui partire per disegnare un nuovo sviluppo. Chiunque venga scelto, deve battersi per fare della portualità una svolta: avere un grande disegno condiviso del porto, significa determinare ruolo e futuro di questa città. O riusciamo a fare, ora, il salto di qualità o Genova perderà la possibilità di contare a livello internazionale. Ma da soli la partita non si vince, è necessario che il Governo e l’Europa indichino Genova come cardine del sistema portuale italiano. Ecco la prima decisione da prendere: rivendicare per Genova un ruolo nazionale, anche in Assoporti. E per far questo è importante che l’Autorità Portuale recuperi autorevolezza e capacità decisionale. Solo superando la conflittualità, condividendo insieme lo stesso disegno, possiamo avere un peso e puntare a essere la porta Sud dell’Europa. Naturalmente c’è bisogno di scelte e di fatti concreti: attivare subito le opere e gli investimenti previsti, usare la tecnologia, l’informatizzazione per muovere i traffici, attivare la modalità ferroviaria. Il nuovo porto oltre che lungo, infatti, dovrà essere anche largo. Occorre un intervento per migliorare gli spazi e le giacenze”.
Un discorso appassionato, politico e dai toni alti.
“Senza tralasciare una questione importante: il lavoro. C’è bisogno di una nuova etica del lavoro, immaginare nuove capacità professionali con una scuola di formazione ad hoc, ma soprattutto è necessario pensare al nuovo, senza dimenticare la sicurezza: le cronache di questi giorni insegnano. Il patto sulla sicurezza fra tutti i soggetti portuali è una priorità”.
Per Mario Margini la città e il porto sono legati a doppia mandata, ma se il porto è l’anima, allora la città deve vivere il proprio porto come un’opportunità, “per dare un futuro a se stessa e ai nostri figli”.
Cambio di registro e di tono. Paolo Costa arriva da Venezia, sorride, gesticola e parla a braccio, improvvisando:
“Perché sono qui? Perché ho lavorato con Marta e Claudio? Il vero motivo è un altro: nei prossimi anni l’Italia si gioca il suo destino proprio qui, a Genova. La portualità genovese non è una questione locale, è una sfida da cogliere, una sfida importantissima per il Paese. Dobbiamo lavorare per convincere che investire su Genova è conveniente e i nostri alleati saranno il retroterra del Nord Italia: in massimo dieci anni dobbiamo attraversare le Alpi, perché la vera concorrenza si gioca tutta nel Mediterraneo e la sfida si vince sull’offerta, sul come, sul quando e sul chi. Domande da porre a Genova, al sistema dei porti ligure, al Nord, all’Italia e all’Europa”.
Un discorso, quello del candidato del Comune, che arriva da fuori e fuori si spinge, oltre i confini di casa nostra, oltre la conflittualità locale, diverso.
“Per realizzare questo obiettivo è necessario rendere al  massimo dell’efficienza quello che abbiamo, con una capacità operativa in grado di condurre un piano di interventi pubblici ma non solo. E con un sistema di alleanze per il retroporto e con Roma. Come ha detto il Presidente Napoletano, il nostro orgoglio si esprime dove ci sono le potenzialità, e qui, a Genova, ci sono tutte”.
Gli ultimi venti minuti sono di Luigi Merlo, il candidato della Provincia. Associa una canzone a tutti e tre. Conte, Jovanotti, Ligabue. Cita Maggiani “il porto è un essere, il più grande essere vivente” e inizia a tracciare un suo disegno di porto, preciso e puntuale.
“Entro il 2018 dobbiamo essere nella short list dei principali porti europei. Ci sono condizioni fondamentali da affrontare: innanzitutto l’affresco di Renzo Piano. E’ inutile lasciarlo in un cassetto, al waterfront è collegato lo sviluppo del porto: o si mette in pratica e o si deve pensare a un nuovo sistema di pianificazione urbanistica. Rivisitare il porto di Sampierdarena per consentire l’accesso delle  grandi navi e risolvere il problema banchine, l’Autostrada del mare e poi, entro il 2020, chiudere la centrale Enel, un’area preziosa per lo sviluppo del porto”.
Obiettivi  ambiziosi per cui sono necessarie risorse.
“L’extragettito è fondamentale per il Terzo Valico, ma non basta, bisogna incrementare nuove infrastrutture. Io propongo di accelerare i tempi sulla riforma della legge 84/94. Genova potrebbe essere il nuovo modello su cui sperimentare la gestione diretta del Porto. Anche per questo è necessaria una riqualificazione dell’Autorità Portuale: deve diventare un motore propulsivo, uno stimolo e avere una capacità di azione nel rilancio e nella responsabilizzazione di tutto il mondo del lavoro, operatori, dipendenti e sindacati”.
Chiude Novi, all’insegna del coraggio: “non spaventiamoci dei grandi progetti. L’hanno fatto i nostri padri, dopo la Guerra, lo possiamo fare anche noi”.
Entro Natale, dice il Ministro Bianchi, avremmo il nome del nuovo Presidente dell’Autorità Portuale.