
28 giugno 2008 Sicurezza
Marco Minniti: "Per la sicurezza serve la riqualificazione urbana"
Giornata genovese del ministro ombra agli Interni insieme a Roberta Pinotti, ministro ombra alla Difesa

Giornata all’ombra della Lanterna per Marco Minniti, ministro ombra del PD agli Interni. A fare gli onori di casa la senatrice genovese Roberta Pinotti, ministro ombra alla Difesa. All’ordine del giorno due temi strettamente collegati: sicurezza e riqualificazione urbana. Con un incontro all’Auditorium del Carlo Felice, ma non solo. Prima del dibattito nella sala del Teatro, Minniti ha incontrato la città, la sua gente e due dei suoi quartieri: Cornigliano e Begato. A Cornigliano i ministri ombra hanno visitato le aree dell’ex acciaieria dove si lavora per restituire a Genova una parte di territorio per lungo tempo destinata solo all’industria pesante. A Begato Minniti e Pinotti, alla presenza dell’assessore comunale alla Sicurezza Francesco Scidone, hanno incontrato i volontari che gestiscono un poliambulatorio recentemente inaugurato, dopodichè si sono recati alla “diga” del Diamante, al locale Circolo del PD ed infine al Circolo ricreativo Valtorbella. Dalle parole che gli abitanti del quartiere hanno rivolto ai due parlamentari è emersa chiara la volontà di dimostrare che Begato non è solo quella dei fatti di cronaca degli ultimi giorni. Su quella collina della Valpolcevera la stragrande maggioranza della popolazione è gente per bene e molti ogni giorno offrono il proprio tempo per fare volontariato, lavorare per il quartiere, per i giovani e gli anziani, insomma per migliorare le cose, come ha ricordato Iole Murruni, coordinatrice del Circolo PD. Roberta Pinotti, che in Valpolcevera, e vicino al Diamante, ha vissuto per sette anni, ha confermato la consapevolezza della “forte ricchezza sociale di questo quartiere” comprendendo il timore degli abitanti che episodi di cronaca rimbalzati sulla stampa facciano passare l’equazione errata Begato uguale delinquenza. “Questa voglia di fare – ha commentato Marco Minniti – è cosa rara che mi stupisce positivamente. Non capita spesso di visitare un ambulatorio gestito in maniera totalmente volontaria. A mio avviso è ovvio che un fatto delittuoso non possa segnare un’intera comunità ma deve essere addebitato alla responsabilità dei singoli. Detto questo è chiaro che in questa parte di Genova c’è bisogno di un intervento urbanistico urgente, del quale recentemente ho discusso a Roma anche con la sindaco Vincenzi. Interventi di riqualificazione urbana e sicurezza vanno di pari passo, sono le due facce di una stessa medaglia. Per garantire la sicurezza non serve l’esercito ma il miglioramento delle condizioni di vivibilità delle nostre città. Ecco perché come governo ombra e opposizione parlamentare ci impegneremo affinché la Finanziaria del Governo Berlusconi non tagli gli stanziamenti che noi avevamo previsto per la riqualificazione delle aree urbane, ed anche per questa parte di Genova”. Un pensiero che Minniti ha ribadito davanti al pubblico intervenuto all’Auditorium del Carlo Felice, rispondendo alle domande di Giovanni Mari. “La sicurezza si conquista con la lotta al degrado urbano e non mandando l’esercito a raccogliere le bottiglie di birra sulle strade. Che non ci devono stare, ma non spetta certo all’esercito risolvere questi problemi di ordine cittadino. Occorrono politiche di riqualificazione urbana, come è avvenuto in molte città straniere. Prendiamo l’esempio del Bronx. Anni fa era considerato da tutti un quartiere off limits, oggi grazie alle giuste politiche urbanistiche la situazione è recuperata e la gente fa la fila per abitarci, come testimoniano anche i prezzi delle case che sono inevitabilmente saliti”. L’incontro genovese è stato occasione per approfondire anche i grossi limiti delle norme per la sicurezza del governo Berlusconi, a cominciare dalla questione dell’immigrazione: “Le politiche di lotta alla clandestinità – ha commentato Marco Minniti – hanno bisogno di due cose: integrazione di chi ha la casa e il lavoro ed espulsione degli irregolari. Certo se qualcuno pensa di poter affrontare la questione con le cannonate nel Mediterraneo si sbaglia di grosso. Così come non può funzionare il reato di immigrazione clandestina, che porterà al collasso del sistema giudiziario e non risolverà certo il problema, anche perché in Italia sono tre i gradi di giudizio e quindi i tempi si allungano inevitabilmente”. Politiche della sicurezza calate nelle realtà territoriali, coordinamento governo - enti locali come avvenuto con i Patti per le città metropolitane del governo Prodi, unificazione e coordinamento dei servizi di sicurezza sul territorio nazionale, forze di polizia con meno compiti di ufficio e più presenza sulle strade. Questi alcuni elementi di una buona politica della sicurezza per Marco Minniti che prosegue: “Come PD non possiamo non occuparci di questo tema, il rischio altrimenti è quello di una deriva di destra”. Quella che sta proponendo la maggioranza di governo con una politica “schizofrenica” come la definisce Minniti visto che “il governo da un lato alza l’allarme sociale con il coinvolgimento dell’esercito, dall’altro con il decreto salva premier stoppa i processi per stupro, immigrazione clandestina, scippo, furto in appartamento, rapina e per molti altri tipi di reato”. Dello stesso avviso anche Roberta Pinotti, ministro alla Difesa del governo ombra, che ha sottolineato come in Finanziaria il governo Berlusconi abbia previsto un taglio sulla sicurezza di quattrocento milioni di Euro. “La politica deve dare soluzioni e non soffiare sulle paure della gente, seguendo gli istinti più bassi che sono quelli che poi portano alle ronde. Il PD su questo deve essere fermo, mantenere il suo profilo anche con orgoglio. Nella scorsa legislatura il fatto di non aver approvato il pacchetto sicurezza ci ha reso incapaci di governare una situazione che poi è sfuggita di mano ed oggi se ne vedono i risultati con i provvedimenti del centro destra che chiede di prendere le impronte digitali ai bambini zingari per mandarli a scuola. Chiedetelo a chi ogni giorno lavora per l’inserimento di questi bambini se è questa la soluzione per farli andare a scuola. Non credo proprio, anzi l’effetto è semmai l’opposto”.

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