
2 luglio 2008 Sicurezza
Marta Vincenzi interviene sulla questione sicurezza
"I sindaci lo scorso luglio hanno firmato il Patto per la Sicurezza, che a mio parere rimane tutt’ora lo strumento principe a cui fare riferimento"

In attesa che il Decreto n.92 arrivi alla Camera, i consiglieri comunali del Gruppo Pd, come annunciato ieri in conferenza stampa, con un art. 54 a firma Gianpaolo Malatesta, chiedono alla Sindaco Marta Vincenzi un intervento sulla questione sicurezza. “Tutti i Sindaci hanno la necessità di comprendere e di adottare strumenti adatti per una sempre migliore convivenza e tolleranza dei cittadini - dichiara la Sindaco - ma il sentimento di insicurezza da loro percepito è evidente, anche se talvolta non corrispondente alla realtà, come dimostrano i dati secondo cui Genova è al primo posto nella classifica delle città più sicure. Consapevoli di questo serio problema, i sindaci lo scorso luglio hanno firmato il Patto per la Sicurezza, che a mio parere rimane tutt’ora lo strumento principe a cui fare riferimento, poiché contiene atteggiamenti di collaborazione e un attenzione all’evoluzione dei fenomeni, senza per altro contemplare la possibilità che ogni sindaco possa agire in maniera diversa o al contrario che sia il Governo centrale a decidere al posto delle amministrazioni locali. Quanto al Decreto Sicurezza n.92 approvato al Senato, sono fortemente contraria per diverse ragioni. Innanzi tutto, con l’art 52, sembra che ai Sindaci siano concesse funzioni maggiori per interventi d’urgenza, ma si tratta di una presa in giro, poiché a queste funzioni-apparenti- non corrispondono poteri effettivi, e al contrario vengono rafforzati i ruoli del Prefetto e del Ministero dell’Interno. Mi riferisco proprio alla possibilità di utilizzo dell’esercito nelle città. Da una parte dunque si propone una struttura gerarchica e centralizzata, dall’altra, però, riprendendo sommariamente e in maniera errata le direttive europee, si introduce il reato di clandestinità consegnando ai Comuni l’onere di procedere alla verifica del principio di autosostentamento. Ammesso che sia legittimo, è un compito che un Comune difficilmente potrà svolgere. Stesso discorso per la schedatura dei bambini Rom tramite impronta digitale: un’altra misura aberrante e un’occasione di possibile imbarbarimento. Invece noi, come città, vogliamo essere un luogo di interlocuzione forte, non per polemica contro il Governo di Centro Destra, ma perché abbiamo maturato una serie di esperienze importanti da cui partire e ragionare insieme”.

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